E Giuseppe conosceva bene l’energia di Anita. Una volta quando erano a Morrinhos, durante una notte sopraggiunse un temporale e Giuseppe, che aveva l’udito fine, tra il ticchettio delle gocce di pioggia e il fruscio delle foglie sugli alberi, riuscì a sentire il rumore del cozzo metallico di una baionetta contro una pietra e i passi dei soldati legalisti che nel frattempo stavano accerchiandoli. Subito si rivolse ad Anita intimandola di fuggire. L’idea di separarsi le pesava nel cuore diventando insopportabile, ma Giuseppe abbracciandola la tranquillizzò dicendole di non aver paura della forza che portava dentro.
E la forza che porta dentro Anita è proprio tanta, è una forza che l’aiuta nelle quattro gravidanze, è una forza che le fa superare il dolore della morte di un figlio, è una forza che le fa sopportare per mesi e mesi la lontananza di un marito, è una forza che la spinge a viaggiare verso l’Italia e le dà il coraggio di morire lontana dai figli, ma vicina agli ideali di Giuseppe.
Gravida, ammalata, con la febbre, Anita decide di affrontare l’ultimo suo viaggio affiancando Giuseppe. La partenza da Roma le pesa, e le pesa molto. Una vita fatta di fughe e adesso questo spostamento lo sente solo come immensa fatica. Il peso del corpo non riesce neppure a tenerla dritta in sella, una tremenda spossatezza le impedisce di reagire come vorrebbe. A Venezia non arriverà mai Anita. Il suo viaggio si ferma nei pressi di San Marino, una sera durante l’ennesima fuga. Mentre i ricordi le appaiono sbiaditi, Giuseppe entra nella sua triste stanza. Ha una camicia bianca, lo sguardo da pazzo, con in mano un paio di forbici. Piange, le spiega che deve tagliarsi la barba, che lo stanno inseguendo e che deve fuggire, ma prima di scappare, deve radersi per non farsi riconoscere. Nella confusione che Anita ha nella testa, le si affaccia il ricordo di quando lo ha costretto a tagliarsi i capelli.
Era il 1841, Anita e Giuseppe vivevano a Montevideo ed era già nato il secondo figlio. Aveva appena messo a dormire i bambini, quando torna nella camera da letto dove Giuseppe se ne stava tranquillo a lucidarsi gli stivali: a quel punto esplose. Non ne poteva più, e doveva gridarlo, urlando, piangendo, digrignando i denti, sputando fuori tutto l’astio per quelle donne che corteggiavano il suo Giuseppe con i loro volgari commenti sui meravigliosi capelli. Mentre Anita stava sfogando la sua frustrazione di madre e di moglie che da sola stava crescendo la famiglia, Giuseppe sembrava non capire. Forse la sua scenata doveva sembrargli ridicola. Tutto a un tratto scoppiò anche lui, scagliò contro la parete lo stivale che stava pulendo, poi si alzò e corse di sopra.
Immagine nella pagina:
Il primo incontro di Garibaldi con Anita, Museo civico del Risorgimento, Bologna