Tornò scendendo le scale a due a due, come un pazzo. In mano aveva le forbici, supplicò ferocemente Anita di tagliargli i capelli, quei capelli che la agitavano tanto, così da metterle il cuore in pace. Anita non vide più nulla. Né lui, né quello che stava facendo. Non Giuseppe, immobile a testa china davanti a lei. La mano tagliava veloce, i ciuffi piovevano sul pavimento. La chiamano gelosia, lei la chiamò ferita. Quella scenata, quella sera rimase un segreto tra di loro. Ma la testa mal rasata di Giuseppe per qualche settimana non fu un segreto.
A ripensarci le viene da piangere. Adesso in punto di morte, dove le si riproponeva lo stesso scenario, Anita voleva chiedergli scusa, non ne aveva la forza.
Ma si trattava proprio di quella forza impiegata nella sua vita per correre dietro a Giuseppe, a quei grandi ideali che lui teneva nel cuore e che aveva saputo trasmettere agli italiani. Ne fu una dimostrazione una sera a teatro. Arrivata in Italia, durante la permanenza a Genova in attesa dell’arrivo di Giuseppe, Anita trascorse una serata insieme ai coniugi Antonini, amici di famiglia con cui aveva condiviso delle esperienze in Sudamerica. La portano a teatro dove veniva rappresentato un melodramma, la storia di un amore tra due giovani complicato da mille avversità. Cercava di concentrarsi per seguire la vicenda, i colpi di scena; ma niente, era distratta. Quel giorno era arrivata una lettera di Giuseppe. Non vedeva l’ora di poter partire, scriveva, anche se era bloccato da continue complicazioni. Tornava a concentrarsi sullo spettacolo, era avvincente l’intrigo di quei due giovani determinati ad amarsi, nonostante tutto. Anche per lei e Giuseppe era così. Mentre lo spettacolo si avviava alla conclusione dal palchetto in alto qualcuno incominciò a cantare. Mano a mano si aggiungevano altri. Si alzavano in piedi e intonavano lo stesso motivo. Era un inno patriottico. Diventava così forte da coprire le voci degli attori. Quando calò il sipario, gli applausi furono seguiti da grida. Viva la libertà! Viva l’Italia! si sentì esclamare da più parti. Era emozionatissima.
Nella ressa dell’uscita, si avvicinò un giovane basso, con un collare di barba nera. Vennero presentati. Era Goffredo Mameli, era lui l’autore delle parole dell’inno. A sentire il suo nome si illuminò e mentre le stringeva la mano disse: Dica a suo marito che è un grande uomo, e che l’Italia lo sta aspettando.
Immagine nella pagina:
Il primo incontro di Garibaldi con Anita (particolare), Museo civico del Risorgimento, Bologna