Tunisi era divisa in due parti ben distinte. La città alta, abitata da ricchi musulmani, perlopiù funzionari del Bey, era deserta e silenziosa, la città bassa, destinata ai commercianti e ai cristiani, rumorosa ed in perenne effervescenza. Le tortuose vie cittadine non possedevano nome né erano lastricate per cui, a seconda delle stagioni, la polvere più fastidiosa si alternava al pantano dei giorni di pioggia. Sui portoni delle case, al posto dell’inesistente numero civico, era dipinta una mano aperta, rossa o più raramente nera, segno apotropaico indispensabile contro il malocchio.
La borghesia europea viveva nel cosiddetto Quartiere Franco situato intorno alla Porta del Mare, ai piedi del suk. Sulla piazza antistante, si davano appuntamento i commercianti e gli agenti di cambio della città, assediati dai lustrascarpe maltesi, dai piccoli mendicanti arabi e dai venditori di merci di ogni genere. Qui si vendono piccoli mandarini o piccoli limoni al grido: khamsa karuba [cinque per un soldo] (…). Accanto vi è un cacciatore di ricci che mette in mostra la sua selvaggina in gabbie di legno. (…) Ecco il venditore di mazzolini di fiori, che confeziona capolavori con fili di sparto, piccoli frutti, foglie colorate, fiori profumati di ogni genere, raccontano due archeologi francesi (R. Cagnat e H. Saladin Voyage en Tunisie, in Le Tour du Mond, n°7, 12 agosto 1893, pp. 99).
Dalla piazza partivano a raggiera alcune viuzze che s’inoltravano nel labirintico suk. Lungo la cinta muraria ormai demolita si dipanava l’antica Via dei Consoli che sarebbe diventata, dopo il 1872, rue de la Commission poiché vi si stabilirà la commissione finanziaria europea incaricata di mettere ordine nei conti della Reggenza. In questa via erano ubicati i consolati stranieri e i più bei palazzi di foggia occidentale. Proprio all’attuale numero civico 23, si trovava Palazzo Gnecco, dimora provvisoria di Garibaldi.
I rapporti consolari dell’epoca riferiscono che andavano sviluppandosi rapidamente numerose attività economiche. Nel 1834, secondo statistiche attendibili, vivevano nella Reggenza circa ottomila europei, di cui almeno un terzo italiani, prevalentemente siciliani, napoletani, livornesi e genovesi.