Balli e ricevimenti riunivano di frequente le famiglie europee nelle case private o nelle sedi consolari. Già dal 1826 esisteva un teatro, il Teatro Tapia. Alcuni attori italiani (…) danno degli spettacoli a volte burleschi, ma comunque molto seguiti ed apprezzati, riferisce un viaggiatore francese (A. De Flaux, La Régence de Tunis au XIX° siècle, Parigi-Algeri, 1865, p. 58).
Vi sono a Tunisi alcune giovani signore che, per la loro ricchezza, la loro bellezza e intelligenza, si farebbero notare in tutti i paesi del mondo e soprattutto a Parigi (p. 59), prosegue il nostro testimone e completa il quadro: Fra gli uomini, si trovano a volte persone notevoli, e sempre comunque personalità originali, ardite e indipendenti (p. 60). La vita a Tunisi scorreva tranquilla come nota un anonimo viaggiatore: un’atmosfera di spensieratezza, di pigrizia voluttuosa, avvolgeva sotto un cielo limpido la popolazione tunisina composta degli elementi più disparati: un misto di venti nazioni, di gente venuta da tutti gli orizzonti ma stabiliti in quel luogo da tanti anni che aveva finito col creare, grazie all’influenza del clima, un popolo armonioso, indolente, sognatore e pacifico… Come poteva vivere Garibaldi in un ambiente simile? Per un po’ rimase al servizio della marina beilicale. Trascorse molto del suo tempo libero con l’amico mazziniano Gaetano Fedriani, il che probabilmente contribuì a rendere più saldi i suoi ideali. Forse s’innamorò, si dice, di una giovanissima italiana di nome Francesca. Ma forse, più di tutto, si annoiò. La vita sedentaria, fra balli e incontri mondani, non era per lui. Perciò, dopo alcuni mesi, con una nave da guerra tunisina, se ne tornò a Marsiglia, prima tappa europea verso Rio de Janeiro.
Una quindicina d’anni dopo, il 19 settembre 1849, Garibaldi giunse una seconda volta a Tunisi. Ma nel frattempo, era diventato un personaggio famoso, e fu probabilmente la sua fama ad essergli d’ostacolo. Il Bey, che temeva di inimicarsi i francesi, non gli concesse l’autorizzazione a scendere a terra. Due giorni dopo, Garibaldi partì senza aver potuto incontrare alcuni amici e soprattutto il carissimo Fedriani.
Del passaggio di Garibaldi a Tunisi rimane oggi ben poco. In Italia è un episodio dimenticato dell’epopea garibaldina. A Tunisi, finché era presente una folta comunità italiana nel paese, la figura dell’eroe risorgimentale rimase ben viva nella memoria. Il suo nome venne dato all’Ospedale Coloniale Italiano. Il 20 settembre 1905, festa dello Statuto, venne apposta una lapide, tuttora presente, sulla facciata esterna di Palazzo Gnecco, che così recita (con un evidente errore nella data).
Immagine nella pagina:
Lapide commemorativa sulla facciata esterna di Palazzo Gnecco, Tunisi