Fu uomo forte, anticlericale convinto e indefesso, capo carismatico e sollevatore di folle. Non ebbe paura di sporcarsi le mani di sangue, si arrestò solamente davanti agli ordini dei suoi superiori, famoso l’obbedisco in risposta all’armistizio di Cormons.
Non ci rimane che unire i due personaggi. La breve permanenza di Garibaldi a New York fu tra il 1850 e il 1851, anni in cui risiedeva nella stessa città Antonio Meucci. Meucci e Garibaldi divennero grandi amici. Garibaldi visse in casa Meucci per un intero inverno, e lavorò come operaio alla fabbrica di candele. Meucci aiutò Garibaldi, così come aiutò tanti altri italiani giunti a New York come esuli, gli diede un lavoro e una casa.
Destino beffardo. Il datore di lavoro, lo sfortunato e povero Meucci; l’operaio Garibaldi che già godeva di un grandissimo successo personale che sarebbe cresciuto ulteriormente da li a poco tanto da farlo appellare come eroe dei due mondi.

… Lavorai per alcuni mesi con Meucci che, benché lavorante suo, mi trattò come della famiglia e con molta amorevolezza…
… Devo confessar di più: che non era stato il contegno del mio buon principale verso di me, che mi avesse obbligato alla intempestiva mia risoluzione. Egli mi era prodigo di benevolenza e d’amicizia, siccome lo era la signora Ester di lui sposa....
Una nota in calce. Doverosa. Ci sono voluti 113 anni, ma finalmente l’11 giugno 2002 la Camera di Washington ha riconosciuto, decretandolo per acclamazione, che l’inventore del telefono non è Bell, come purtroppo continuano a insegnare i libri delle scuole, ma è l’italiano Antonio Meucci. Il suo rivale, che gli sottrasse la gloria e il successo e che su quell’invenzione costruì un impero economico ne esce come quello che fu: un impostore. Antonio Meucci parlava al telefono con la moglie malata nel 1849, quando Bell aveva appena due anni.