Gli spagnuoli lottavano corpo a corpo si spinsero ad occupare un piccolo cimitero. Canzio si avvede che il momento è terribile – arriva un carro di munizioni dalla strada e si mandano a prendere cartuccie – invita Canessa a dar ordine all’artiglieria di tirare su Daix– i vari pezzi da 12 ch’erano ai piedi di Talant non tirano ancora perché l’ufficiale si rifiuta: il generale Menotti lo obbliga a tirare. I pochi colpi decisero tutto. In un lampo tutta la brigata s’alza e carica i prussiani. La notte cala e gli avanzi della quinta brigata ritornano a Dijon. Il battaglione Cacciatori di Marsala ebbe 15 ufficiali e 70 militi, i Carabinieri Genovesi 1 ufficiali e 14, la Comp. Spagnuola 3 ufficiali e 28 tra morti e feriti.
Il 22 fu un giorno tranquillo, la brigata ovvero gli avanzi restarono spettatori della lotta.
Il 23 dal lato opposto di Dijon la 5° brigata aumentata dal battaglione Garibaldino d’Alger con Holmier occupò una casina sulla sinistra mentre la brigata 4° comandata da Ricciotti si spingeva innanzi occupando la ferme la Pouilly e la fabbrica di prodotti chimici. L’artiglieria di Montchappet proteggeva Ricciotti - ma vinto dal numero era accerchiato e quasi disperatamente lottava. Allora Canzio con nobile slancio indovina il momento e chiama la sua gente e alla testa di tutti quei valorosi con Bayard avanza. Canessa carica alla baionetta i prussiani e li mette in fuga. Allora Ricciotti che vedeva la vittoria spuntare esce dalla ferme e combatte coi suoi francs-tireurs e prende sul campo la bandiera del 61° Reggimento.
E’ una descrizione degli avvenimenti molto sintetica ed efficace e coincide con le altre cronache della giornata: Bisogna caricare alla baionetta! Urla Canzio, scrive Bizzoni, e sguainata la sciabola, seguito da tutti i suoi,.., si getta primo alla corsa sulla strada, anche Socci, che però era lungo la strada verso Digione, scrive che la carica venne ordinata da Canzio.
Questa versione è anche la versione ufficiale scritta dal capo di Stato Maggiore dell’Esercito dei Vosgi: nelle sue memorie il colonnello Bordone (era francese di Avignone) scrisse che il 23 furono le truppe di Ricciotti e di Canzio che presero parte alla maggior parte dei combattimenti. Scrisse anche che al tramonto le truppe dei due respingevano il nemico inseguendolo. E’ evidente che l’attacco salvò le sorti della giornata e probabilmente anche della città di Digione. E’ anche evidente il coraggio dimostrato dal nostro. La bandiera raccolta da Ricciotti fu l’unica bandiera prussiana che i francesi conquistarono in tutta la guerra. Digione era salva, la valle del Rodano anche, i Prussiani, che a novembre pensavano di poter arrivare facilmente nel Midi, erano bloccati.
Questa battaglia fu anche l’ultimo fatto d’arme importante sul fronte di Borgogna, la guerra stava finendo. Il 29 gennaio venne firmato un armistizio. La Quinta Brigata, come il resto dell’Esercito dei Vosgi, venne sciolta il 1° marzo. Canessa si fermò ancora qualche giorno in Francia, poi partì per Nizza giusto in tempo per incontrare il Bizzoni, con il quale partì per Genova con la carrozza postale. Il viaggio fu regolare, a parte il gustoso episodio dell’impiegato della dogana italiana che mise sottosopra i loro bagagli.
Ma a Genova restò poco, come molti liguri e italiani del tempo abbandonò l’Italia per il Sud America e si stabilì a Callao, il porto di Lima (Perù).
Immagine nella pagina:
S. De Albertis, Garibaldi a Digione, Museo del Risorgimento, Milano