L'ultima battaglia

Garibaldi a Digione: 21-23 gennaio 1871

di Andrea Olmo

Garibaldi ovviamente rifiutò, sdegnato dalla ridicola proposta e iniziò i preparativi per tornare in Italia. A quel punto Gambetta, costretto dalla necessità e dall’ampio supporto popolare di cui godeva l’Eroe dei Due Mondi, concesse al Generale il comando di una improvvisata Armata dei Vosgi, che riuniva le unità francesi dislocate nel sud-est del paese.
Quest’armata, composta da circa 12.000 uomini, era un coacervo delle più disparate formazioni militari: francs-tireur, Corpi di volontari francesi, Guardia Mobile, Guardia Nazionale, circa 2.000 volontari italiani, e poi volontari inglesi, spagnoli, greci, ungheresi, polacchi, e perfino un Battaglione Egiziano.

Garibaldi installò il suo Quartier Generale ad Autun, assistito dai figli Ricciotti e Menotti, dal genero Canzio, e da Joseph Bordone. Il 19 novembre Ricciotti, al comando della IV Brigata, colse la prima vittoria garibaldina, sconfiggendo i prussiani a Châtillon-sur-Seine e facendo oltre 200 prigionieri.
Il 26 dello stesso mese l’Armata dei Vosgi fallì in un primo tentativo di prendere Digione, poi occupata il 14 gennaio 1871 in seguito all’evacuazione delle truppe tedesche.

A questo punto l’Eroe dei Due Mondi fu incaricato di sostenere la manovra con cui il Generale Bourbaki tentava di liberare Parigi dall’assedio prussiano. La campagna, però, fu un fallimento totale. Von Manteuffel, infatti, inflisse una pesante sconfitta ai francesi, e Bourbaki fu costretto a fuggire in Svizzera con i rimasugli della sua armata.
Solo Garibaldi resistette, difendendo Digione e le cosiddette porte di Borgogna dall’assalto germanico.
La mattina del 21 gennaio quattromila prussiani attaccarono la cittadina francese, investendo le due collinette di Talant e Fontaine, su cui sorgevano due piccoli villaggetti omonimi delle alture. Nella vallata tra le due colline, si trovava il paesino di Daix, lasciato incustodito da due unità della Guardia Mobile francese che avrebbero dovuto difenderlo.

I tedeschi, dopo aver fintato un attacco a Fontaine, assalirono Talant, difesa dalla III e dalla V Brigata garibaldine, con i Carabinieri Genovesi, i Cacciatori Spagnoli, il Battaglione Egiziano e la Legione Tanara schierati in prima linea, e i Cacciatori di Marsala e la Legione Ravelli posti in riserva.
Garibaldi, a cavallo, nonostante i problemi di artrosi, diresse personalmente le operazioni sotto il fuoco nemico, assistito da Canzio e Menotti.

Lo scontro fu furibondo. Un primo assalto prussiano fu respinto, poi i difensori tentarono due cariche alla baionetta, entrambe fallite. A sera, sotto una pioggerellina fittissima, e su un terreno duro e ghiacciato, Garibaldi ordinò ai Cacciatori di Marsala di portarsi in prima linea e di attaccare i soldati germanici.
Al grido di: Viva la Repubblica, viva Garibaldi!, l’unità si lanciò a passo di corsa contro il nemico, presto seguita dalle altre formazioni garibaldine: dopo un aspro scontro, i prussiani furono costretti ad asserragliarsi in due case vicine, ed a rinunciare alla presa di Talant. Il nemico era stato respinto seppure a prezzo di gravissime perdite!


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Digione

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Aprile-Settembre 2007 (Numero 7)

Anita Garibaldi, Museo Civico del Risorgimento, Bologna

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