Ma non era finita. Il giorno dopo i tedeschi tornarono all’assalto di Talant ma furono rapidamente respinti da un gruppo di francs-tireurs, al comando di Menotti Garibaldi e del Colonnello Lhoste. Nello scontro, inoltre, i garibaldini catturarono ben sette ambulanze nemiche.
La prova più dura, però, doveva ancora giungere per gli eroici difensori di Digione! Il 23 gennaio i prussiani, presa la strada di Langres, attaccarono la città francese da nord-ovest, in un’ampia zona pianeggiante priva di fortificazioni, dove sorgeva il castello di Poully. Alcune unità della Guardia Mobile francese, poste a difesa dell’area, fuggirono non appena visti i Pickelhauben prussiani (caratteristici elmi prussiani).
A salvare la situazione intervenne Ricciotti Garibaldi che, al comando di una formazione di francs-tireurs, si asserragliò in una masseria, arrestando l’assalto germanico, e dando tempo all’Eroe dei Due Mondi di inviare la V Brigata, al comando di Canzio, a rafforzare le difese.
In un primo momento la V Brigata rimase nelle retrovie, poi, giunta la notizia del grave pericolo in cui versava Ricciotti, Canzio decise di attaccare. Un tentativo di carica della cavalleria tedesca fu stroncato sul nascere dall’artiglieria garibaldina: quindi, al suono della Marsigliese, la Brigata Canzio si lanciò alla carica contro il muro di fanti in divisa blu scuro.
Il cozzo fu tremendo e, presto, anche Ricciotti con i suoi francs-tireurs uscì dalla masseria per dare man forte al cognato.
Le file prussiane, sconvolte dall’impeto dei garibaldini, cominciarono ad indietreggiare, per poi darsi ad una fuga disordinata. Digione era salva! Al termine dello scontro inoltre due garibaldini, Tito Strocchi e il capitano Rostain, catturarono lo stendardo del 61° reggimento di fanteria prussiano (8° Pomerania), unico vessillo germanico catturato da truppe francesi durante la guerra del 1870-71.
La vittoria di Garibaldi, l’ultima della sua vita, fu però inutile. Pochi giorni dopo infatti, il 28 gennaio, i francesi firmarono l’armistizio da cui, però, i prussiani vollero escludere la zona di operazioni del sud-est, quasi a voler umiliare il Nizzardo e i suoi volontari.
Ancora più triste è la coda agli eventi di Digione. Eletto in ben sei dipartimenti all’Assemblea Nazionale francese, al Generale non fu neanche concesso di prendere la parola alla prima seduta del 12 febbraio 1871; i deputati francesi lo cacciarono al grido di Fuori lo straniero! Fuori il filibustiere! Non abbiamo bisogno d’italiani!
Il solo Victor Hugo prese le difese del Nizzardo, in un memorabile discorso, in cui affermò che: …Nessuno si levò a difendere questa Francia… non un re, non uno stato. Nessuno, eccettuato un solo uomo. Le potenze non intervenivano, ma un uomo intervenne e quest’uomo è una potenza. E quest’uomo che cosa aveva? La sua spada. E questa spada aveva già emancipato un popolo e poteva salvarne un altro!.... Fischiato anch’egli dai deputati, il grande scrittore francese si dimise dall’Assemblea, in segno di solidarietà con Garibaldi.
Intanto il vecchio e stanco Eroe, ritornava a Caprera non prima, però, di aver inviato un messaggio di saluto ai suoi soldati: Ai bravi dell’Armata dei Vosgi. Io vi lascio con dolore, miei bravi, e sono costretto a tal separazione da circostanze imperiose. Ritornando ai vostri focolari raccontate alle vostre famiglie i lavori, le fatiche, i combattimenti che abbiamo sostenuti insieme per la santa causa della Repubblica. Dite loro soprattutto che aveste un capo che vi amava come figli e che andava orgoglioso della vostra bravura. A rivederci in circostanze migliori.
Il 16 febbraio 1871, Garibaldi era nella sua amata Caprera, amareggiato, forse, ma ancora una volta, vittorioso!
Immagine nella pagina:
Foto della vecchia lapide che fu posta sul luogo a ricordo dell’evento