La ricetta
Da quanto emerge dalle memorie dei garibaldini, il cibo dei militari era davvero essenziale: pane o gallette e vino, con poco companatico, perlopiù formaggio. A volte si poteva mangiare una minestra o un po’ di polenta. Ci si nutriva spesso con cibi locali estremamente semplici come uova, salumi, patate, qualche volta frutta, raramente carne. Appare pertanto difficile far riferimento alle imprese garibaldine, o più generalmente risorgimentali, per illustrare una qualche ricetta. Né si può pensare a Garibaldi in persona che aveva abitudini alimentari di grande frugalità. A Caprera, una costante era il pesce appena pescato cotto senza condimenti. Il Generale gradiva soprattutto rustiche zuppe di verdure e legumi. Il suo dessert preferito era costituito da gallette da marinaio e uva passa, che ispirarono i Biscotti Garibaldi ancora oggi in vendita nei grandi negozi inglesi.
Perciò, per descrivere una ricetta creata in guerra, dobbiamo rivolgerci ad un altro personaggio, Napoleone, anche lui amante di cose semplici e commensale alquanto sbrigativo e distratto. Eppure la ricetta che segue è strettamente legata all'epopea napoleonica, e più precisamente alla battaglia di Marengo. La sera della vittoria riportata dai francesi, il 14 giugno 1800, il cuoco del Primo Console, Dunand, non avendo nelle vicinanze il carro dei viveri, rimediò, presso la casa di un contadino, tre uova, quattro pomodori, sei gamberi di fiume, un pollo, qualche spicchio d’aglio e un po’ d’olio. Con questi pochi ingredienti imbastì la cena. Tagliò a pezzi il pollo, lo fece rosolare, poi lasciò terminare la cottura con aglio e pomodoro. Servì il tutto con un contorno di uova fritte, gamberetti saltati in padella e crostini. Si dice che Napoleone amasse in modo particolare questo piatto che gli ricordava quella difficile vittoria.
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Gallette