La meraviglia dell’esposizione fu spettacolare; noi di 8cento abbiamo preso spunto dall’idea di creare tale meraviglia attraverso l’arte della danza per dar vita al XVIII Gran Ballo dell’Unità d’Italia. Il percorso descritto da Yorick, attraverso le tante gallerie, le navate, i ballatoi, le sale del vasto Palazzo dell’Esposizione, oltre ad essere un prezioso documento delle novità dei vari settori, servirà da guida a una coppia gentile di sposi novelli, venuti, colla scusa dell’Esposizione a nascondere i casti amori sotto le zanzariere d’un letto fiorentino, lungi dagli sguardi de’ curiosi indiscreti.
Varcato il cancello d’ingresso nel mezzo della piazza si innalza
la statua equestre del Re Vittorio Emanuele, un colosso a parer di Yorick di bassa qualità, la statua potrebbe parere di bronzo, guardata verso mezzanotte...l’ora dei delitti!...Guardata di giorno, anco gli orbi ci riconoscon la stoppa. Entrando nella galleria, che solo qualche mese prima era teatro di rumorose officine ferroviarie tempestate da incudini, martelli, legna e carbone, si aprono eleganti vetrate, e dal portico delle navate si intravedono
verdi fronde del lieto giardino e zampilli di acqua fresca delle fontane. Questo sublime spettacolo lo si può osservare
comodamente seduti sopra un divano circolare decorato da
graziose pianticelle di fiori odorosi.
Percorrendo la navata di sinistra si attraversa la mostra dei
panni, casimirre, scialli, lane, stoffe moderne e tessuti italiani
che non hanno da invidiare nulla agl’ inglesi (Pianta, n.18), per entrare nella Sala Martinotti con la mostra dei mobili fatta da ricchi e sontuosi letti, tavoli, sedie, poltrone e specchi (Pianta, n.26), e proseguire nella Sala delle Gemme (Pianta, n.31) dove ammirare stupendi diamanti, collezioni di cammei, medaglie, monili d’argento e brillanti
da far rimanere a bocca aperta. Nella navata di destra invece ci si imbatte negli strumenti musicali, pianoforti e organini, per entrare nelle varie sale allestite da noti signori del tempo, dagli
elegantissimi mobili di Giuseppe Cairoli e Figlio di Milano, ai tavolini e le sedie di Giorgio Ceva di Torino
che non temono confronto veruno, al letto rosso di Levera da Torino e molti altri ancora fino ad arrivare nella sala del Pantelegrafo Caselli (Pianta, n.41bis).
Immagine nella pagina: [ANONIMO] Cerimonia dell'inaugurazione (15 settembre 1861) in «L'esposizione italiana del 1861. Giornale con incisioni e con gli atti ufficiali della commissione reale», Firenze, n. 12, 23 novembre 1861, p.93