Viaggio attraverso la prima Esposizione Nazionale

di Alessia Branchi


- La scusi, diceva a un signore ben vestito, con un fiocco turchino e argento all’occhiello, un buon popolano abbigliato da festa, che aveva speso generosamente la sua brava lira per vedere l’Esposizione; la scusi o questo che cos’è!

- Il Pantelegrafo del prof. Caselli.
- Il Pan...?...
- Telegrafo...
- E...la scusi...a cosa serve.
- A spedire da una città ad un’altra un lungo scritto, una stampa, un ritratto, un disegno o qualunque altra cosa che possa segnarsi sopra una carta convenientemente preparata, per esser riprodotta, a mille miglia lontano, sopra un’altra carta ugualmente preparata.

Pianta (Miniatura 507x735 px)Altra sala di grande stupore diventa la birreria (Pianta, n.43), dove campeggia perenne una fontana di birra ed una di acqua gazosa, tutta fabbricata dal signor Leopoldo Bomboni, birraio in via delle Peppe a cui si deve lode non poca per questa nuova produzione che ha arricchito Firenze.
Si attraversa poi la sala dei cotoni, delle paglie, delle ovatte fino a giungere nelle sale della pubblica mostra di Belle Arti (Pianta, n.39), che si apre con bronzi ed opere in scultura in legno tra cui si ammira, nel mezzo della sala, una bellissima figura di un giovane naufrago fusa in bronzo innanzi al quale si arresta stupefatto l’intelligente visitatore. La sala attigua è dedicata ai busti e statue innalzate per i grandi uomini estinti o viventi, realizzate su commissioni perché spesso di grande non avevano nulla.

Si distinguono alcune statue che rappresentano bambini: una gentile bambina inginocchiata, con le mani giunte che piega la testa in atto pietoso mostrando un visino tutto compreso di religione e di amore che è proprio una tenerezza a vederla; un fanciullo che lega una donna con una catena di fiori, un bambino che mangia uva, un bambino che toglie le uova ad un colombo, e molti altri ancora.
Uscendo da queste sale e seguitando il nostro cammino si passa lungo il corridoio centrale dove sono schierati i lavori in plastica, in creta e in alabastro, tra cui figurano graziose collezioni di stucchi che rappresentano le Divinità egiziane in posizione più o meno originali di un certo signor Cercignano di Lucca.

A tempi antichi si diceva dei Lucchesi:
…con un po’ di gesso e due stampini
Girando innumerevoli paesi
Stampan santi, testiere, burattini
Pii Noni, Carli Alberti e Leopoldi
E ritornano a casa con dei soldi.
Ora che i Leopoldi non ce ne sono più, e i Pii Noni sono in ribasso, i Lucchesi stampano le Divinità egiziane che camminano colle mani e co’ piedi!...Tanto per andar indietro al progresso!...


Immagine nella pagina:
Pianta del Palazzo dell'Esposizione

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