Viaggio attraverso la prima Esposizione Nazionale

di Alessia Branchi

Nella quarta sala delle statue il lavoro più sorprendente è senza dubbio la statuetta che riporta scritto in lettere dorate Garibaldi nel 1860 del signor Chiari di Firenze. Riferendosi al brutto ritratto di Garibaldi, Yorick lo commenta così: Guardate là come l’ha conciato! Io lo so perché l’esule glorioso di Caprera ha quella faccia arcigna e scontenta!...Non è corruccio di speranze perdute, non è dolore d’inazione violenta non è dubbio di tempi avvenire! È stizza di vedersi così male scolpito dal signor Giuliano Chiari. Se il signor Giuliano Chiari avesse scolpito me, nel 1860, o nel 1861, io gli avrei dato una querela criminale per calunnia in fisonomia.

Esposizione 04 (Miniatura 498x289 px)Usciamo da questa sala per carità
, ed entriamo nella sala dei buoni e scapigliati pittori. Cinicamente Yorick parla di questa categoria di artisti, che dopo una vita di stenti e di disillusioni, possono godere di un salone costruito appositamente per loro, degno di accogliere le loro opere (Pianta, n.45). Qui c’è dello spazio, della luce, della grandezza, qui i quadri figurano, le cornici spiccano e la luce è ben distribuita.
Tra i grandi maestri dell’arte che espongono lavori di straordinaria bellezza, particolare rilievo occupano i pittori della nuova scuola Macchiaioli come Stefano Ussi, Bernardo Celentano, Giovanni Fattori, Giuseppe Sabatelli, che insieme ai giovanissimi Odoardo Borrani e Telemaco Signorini, presero parte anche ai combattimenti nelle guerre d’indipendenza. Elogiando gli artisti, uscendo dall’Esposizione Italiana di Belle Arti, Yorick si sente di affermare che anche in mezzo alle oppressioni, ai dolori, e al letargo profondo a cui ci aveva condannato la mal signoria straniera, visse in Italia il genio delle Arti, presso a poco come quei rettili che stretti da ogni parte dalle dure pareti delle breccia e del granito, vivono senz’aria e senza cibo, finché poi lo scalpello del geologo, ricercando i segreti della formazione del globo, non liberi anch’essi dalla loro stretta prigione.

Usciti dalla gallerie delle pitture si sale sul ballatoio dove abbondano i generi alimentari dai più comuni ai ricercati, dal vinello del povero allo spumante vino del ricco, dalle carni più svariate ai formaggi provenienti da mille regioni fino ad arrivare nell’angolo in cui si nuota nella dolcezza stracolma di mille dolci e svariate ciambelle. Sul secondo ballatoio è veramente degna di attenzione la collezione di scarpe e stivali, e la collezione delle profumerie provenienti da tutta Italia, dalle acque odorose, agli ottimi prodotti che menano il visitatore per il naso profumando di muschio, ai cosmetici, alle tinte per capelli anche per donna. Mio Dio!...vedendo queste cose non vorrò più passeggiare accarezzando le mie mani sui bei capeli d’una donna, senza pensare che la bella tinta dell’ebano o dell’oro potrebbe benissimo uscire dalle officine dei signori Hermant e Brandoli, che ne fanno spaccio a un tanto il vasetto!... Brrrrr!...
Scendendo le scale le cui pareti sono adornate riccamente come uno spettacolo, si entra nell’ottagono, dove sono allestite, oltre agli spazi destinati al bar e trattoria, corsie intere consacrate alle macchine industriali, supplizio di Tantalo, inventato a tormento degli spiriti ambiziosi e delle voglie esagerate. Si incontrano vagoni, macchine a caldaia oscillanti, fontane artificiali per ornamenti di giardini comandate da sofisticate macchine idrauliche, ventilatori, macchine inventate per suonar le campane, macchine da cucire.


Immagine nella pagina:
[ANONIMO] Passaggio del Re per la galleria di destra dell'ottagono, per la cerimonia dell'inaugurazione in «L'esposizione italiana del 1861. Giornale con incisioni e con gli atti ufficiali della commissione reale», Firenze, n. 12, 23 novembre 1861, p.92

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