Prima di concludere il viaggio entrando nelle sale dell’economia rurale con tutti gli strumenti che servono al contadino per svolgere il duro lavoro (Pianta n.62), ci si concede una sosta nel giardino dell’ottagono (Pianta n.62) per ammirare la mostra di fiori, pianti e frutti esotici.
Qui le bande musicali alternano soavi melodie tra i colori del giardino, che si riempie di visitatori allegri e spensierati, i crocchi si formano, le conversazioni si animano, i vecchi riposano sbuffando, stanchi pel lungo cammino, i giovani sussurrano pian piano furtivi dialoghetti amorosi, e parlano cogli occhi e colle mani più che colle labbra, i passeggianti si incontrano, s’incrociano, si avvicinano, si allontanano, si salutano, si chiamano a vicenda, e tutto è vita, tutto è moto nel variopinto giardino. In questo dolce chiacchiericcio, un pensiero.
Nonostante la consapevolezza dell’arretratezza generale e le esorbitanti spese sostenute dallo Stato (circa tre milioni e mezzo di lire) per la realizzazione di questa prima Esposizione Italiana, la mostra offrì una ventata di ottimismo, favorendo commercializzazioni, acquisti e perché no anche imitazioni, ma soprattutto confronto. L’intento di superare il prevalere degli interessi locali a favore di un interesse nazionale, andò a rappresentare quell’entusiasmo ideologico, politico, sociale ed economico per il neonato popolo italiano. 
La voglia di rubare questa ventata di positività è forte anche oggi. 8cento ci prova con un Ballo, che fa sorridere... proprio come quelle macchine industriali che al tempo creavano meraviglia e che oggi sono del tutto sorpassate.
E al suon di quella campana, io prendo congedo dalla coppia felice a cui finora tenni compagnia nelle gallerie del grande Palazzo, e traversata con loro, in tutta la sua lunghezza, la sala principale, ho l’onore di farle di cappello e di raccomandarmi alla sua buona memoria.
Immagine nella pagina:
Entrata principale dell'Esposizione del 1861