Musica nelle terre di confine

conversazione con Dario Mucci e Valerio Daniele

di Gianna Daniele

Per tradizione orale le musiche e i canti pertanto si sono tramandati negli anni, subendo continue modifiche; i testi di alcune canzoni popolari del periodo risultano talora simili nei contenuti dalle Alpi alla Sicilia, e non è facile ricostruire i legami fra tradizioni apparentemente così lontane.
La tradizione dei ballabili (valzer, polke, mazurke) e quella dei canti popolari, pur appartenenti alla stessa matrice e alla stessa tradizione, erano destinate a finalità e ceti sociali differenti.

Barberie 2 (Miniatura 500x388 px)Il repertorio della barberìa era infatti fondamentalmente strumentale (polke, mazurke, scottish), nato ed eseguito solo per intrattenere e far divertire la gente. Le opere raffinate a loro volta venivano eseguite negli ambienti borghesi, nei circoli mandolinistici, ed erano costituite da brani nella forma di notturni, barcarole, leggende. I canti popolari invece appartenevano a ceti sociali ancora più bassi e la gente li usava come forma di sfogo per uscire dalla dura vita ai limiti della fame. Non ci sono per ora in Salento registrazioni audio o fonti scritte che documentino i legami fra queste forme musicali (a parte Luigi Stifani, 1999 - Io al Santo ci credo), sebbene musicisti locali narrino che c’era un grande rispetto tra i cantori popolari ed i barbieri musicisti. Sia gli uni che gli altri origliavano dietro le porte e godevano della musica che ascoltavano.

È accaduto però che di questo ricco patrimonio culturale sia stata riscoperta e valorizzata solo la parte legata alla pizzica pizzica, grazie alla quale il Salento oggi è conosciuto nel mondo. Da anni il termine pizzica pizzica ha impropriamente esteso il suo significato fino ad includere, nel pensare comune, tutta la musica di tradizione di questa terra. Questo è un errore da evitare. Bisogna ricondurre (e conseguentemente ridimensionare) la pizzica pizzica all’interno di un bacino espressivo molto più vasto, variegato e complesso che definiamo come musica tradizionale salentina.

Per una serie di fattori, tuttavia, la pizzica pizzica ha goduto di una diffusione mediatica molto maggiore di tutte le altre espressioni musicali del Salento tant’è che sono nati, in molte città d’Italia ed Europa, gruppi musicali che la ripropongono negli spettacoli e che, di fatto, hanno puntato solo sull’aspetto trascinante e magico del tamburo e sulla danza, tralasciando gli altri repertori tradizionali, che fanno fatica a essere riproposti. Purtroppo questo fenomeno ha non di rado generato forme di impoverimento culturale. Il disinteresse per l’altra faccia della musica salentina, se vogliamo, è venuto a mancare già dopo la ricerca di Ernesto de Martino (E. De Martino, 1961 - La Terra del rimorso), in seguito alla quale molti studiosi si sono recati in Salento principalmente per il tarantismo, annullando quasi del tutto la ricerca sul ricco corpus salentino.


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