Prigionieri

di Andrea Trentini

Ingresso di Garibaldi a Napoli 1, part (Miniatura 219x151 px)Dal primo scontro combattuto esclusivamente tra truppe piemontesi e napoletane che ebbe luogo il 20 ottobre al passo del Macerone, in Molise, per continuare nell’avanzata verso Gaeta e arrivare alla resa di Capua, il numero dei prigionieri fu valutato in circa 8.000 unità, che diventarono 9.000 poi 12.000 per attestarsi, il 5 novembre, in esattamente 11.400.

Naturalmente era quasi impossibile tenere tante persone sotto controllo. C’era chi girovagava per le strade di Capua, altri non ancora disarmati potevano fare quello che loro aggradiva, altri ancora si dileguavano nelle campagne per essere poi rastrellati e individuati nel corso del 1861. Con la presa di Gaeta si può calcolare che l’esercito piemontese avesse catturato all’incirca 18.000 prigionieri.
A questi numeri vanno sommati i circa 20.000 uomini delle truppe napoletane sconfinate in territorio pontificio, su cui i piemontesi non avevano rinunciato a mettere le mani. Fu avviata una trattativa fra il generale piemontese Cialdini e il francese Goyon per il governo pontificio, per la consegna dei prigionieri e, mentre quest’ultimo aveva fretta di concludere, da Torino Cavour, che non aveva poi tanta fretta di farsi carico di quella gente, invitava alla calma. Comunque il 19 novembre un telegramma informava Cavour che si prevedeva di dover mandare al Nord 30 o 40 mila prigionieri di guerra.

L’idea di inviare al Nord i prigionieri di guerra si impose fin dall’inizio. Per un verso le autorità a Napoli sia civili che militari non riuscivano a farsi carico di tutta quella gente, per l’altro verso nell’euforia del momento si pensava che non ci sarebbe stata nessuna difficoltà ad arruolare direttamente i soldati napoletani nell’esercito italiano, in una prospettiva di confluenza pacifica dell’intero Regno delle Due Sicilie nel nuovo Regno d’Italia. Già Garibaldi nel suo telegramma sul primo invio di prigionieri suggeriva a Vittorio Emanuele di accoglierli nell’esercito. Le questioni da considerare erano principalmente due; la prima che c’era già nell’aria una imminente guerra contro l’Austria e si stimava che le province del Sud potessero contribuire con almeno 150 mila uomini, la seconda che con lo sfacelo dell’esercito borbonico, molti soldati erano sbandati ed erano tornati alle loro case e il loro arruolamento nell’esercito poteva essere la soluzione per i problemi di ordine pubblico che essi potevano provocare.


Immagine nella pagina:
Franz Wenzel Schwarz, Ingresso di Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860 (particolare)

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