Prigionieri

di Andrea Trentini

Tutti i prigionieri imbarcati per il Nord erano di truppa, o come si diceva allora di bassa forza e pochi sembravano essersi posti il problema del consenso. Si diede l’ordine che fossero immediatamente ripartiti nei vari depositi di fanteria e arruolati come soldati nostri. Ma le cose non erano così semplici: i prigionieri napoletani si rifiutavano di servire e ci si chiedeva se si dovesse usare la forza, inoltre si presentavano problemi di alloggi e di integrazione con i militari già in servizio. Il generale La Marmora lamentava che i prigionieri erano tutti coperti di rogne e di vermina, moltissimi affetti da mal d’occhi o da mal venereo… la luridezza dei prigionieri napoletani fa orrore e schifo; essi son pieni zeppi d’insetti d’ogni specie, sicché le loro mani sono in continuo movimento… Assicurarsi che quanto prima saranno distribuiti nei numerosi depositi militari… ma che prima si sottoporranno a un bagno in mare giacché la temperatura lo consente.

luogo di concentramento degli sbandati e prigionieri (Miniatura 219x74 px)

Anche la stampa contribuiva ad incrementare le difficoltà intervenendo sull’opinione pubblica in funzione di quello che i loro lettori si aspettavano. Il giornale di Napoli Il Nazionale calcava sui maltrattamenti e sofferenze subite dai prigionieri, mentre a Genova La Gazzetta del Popolo annunciava che il piroscafo napoletano Mongibello trasportò qui parecchie centinaia di prigionieri borbonici. Sono tutti discesi dalle calate ed ivi i nostri popolani davano loro la baia, con mille arguzie spiritosissime.

Fra tante polemiche e malumori c’era anche chi lavorava per concretizzare le aspettative del ministero. Il comandante della nona divisione di Cremona, Luigi Stefanelli, alla notizia dell’arrivo dei prigionieri, aveva spiegato ai suoi subalterni che i napoletani assegnati ai suoi reparti non andavano ricevuti come nemici ma come uomini traviati che più del disprezzo erano meritevoli di una parola d’incoraggiamento e di affetto. Il risultato era stato ottimo: quasi tutti prigionieri avevano accettato l’arruolamento nell’esercito piemontese con grande ammirazione dei loro commilitoni e della città di Cremona.

Un altro problema che il governo piemontese si trovò ad affrontare erano le suppliche che diversi prigionieri napoletani presentarono alle autorità, quasi tutte provenienti dai sottufficiali, che erano i soli a saper leggere e scrivere. In genere i richiedenti imploravano un occhio di riguardo in quanto ammogliati o di età avanzata. Il problema delle famiglie dei prigionieri era stata una sorpresa per le autorità piemontesi, il cui esercito era formato interamente da celibi, e si cercò di porvi rimedio distribuendo inizialmente piccole sovvenzioni per arrivare ad un ordine personale di Vittorio Emanuele che disponeva di dare alle famiglie di militare borbonici un giornaliero sussidio d’una razione di viveri per ogni individuo di età maggiore ai 12 anni, e di mezza razione per ogni individuo di età minore di 12 anni. Naturalmente la soluzione di un problema politico che comportava un gravoso quanto inaspettato esborso finiva con creare nuovi problemi al bilancio dello stato.


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Campo di San Maurizio, luogo di concentramento degli sbandati e prigionieri dell'esercito borbonico meridionale

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