Prigionieri

di Andrea Trentini

Ingresso di Garibaldi a Napoli 2, part (Miniatura 219x304 px)Fra i prigionieri napoletani c’era chi, al momento del trasferimento in Piemonte era riuscito a imbarcare anche mogli e figli ed era capitato che durante il trasferimento si verificassero dei parti in condizioni igieniche quantomeno improbabili. Il Corriere Mercantile, fra il pietoso e lo scandalizzato, denunciò lo stupido od immorale sistema borbonico che permetteva ai soldati di ammogliarsi e alle famiglie di seguirli.
L’arruolamento coatto di massa dei prigionieri napoletani si presentava sempre più problematico, sia per questioni di opportunità che di applicabilità, in particolare per i giudizi negativi di La Marmora che riteneva il vecchio soldato napoletano essere una canaglia, di cui era impossibile trarre partito; che corromperebbe i nostri soldati se si mettesse in mezzo a loro… Riteniamo sotto le armi i soldati più giovani, facciamo se occorre una o due leve, ma mandiamo a casa quell’accozzaglia di gente piena di vizi fisici e morali.

Era anche opinione diffusa che la truppa napoletana fosse scadente, dal momento che si arrendeva in massa. Nel diario di Federico Sclopis, uomo politico di spicco, il 4 novembre 1860 la presa di Capua è commentata così: Prigionieri napoletani a migliaia, prova che è truppa che non si batte.
Sotto la spinta di Farini (deputato al parlamento piemontese dal 1849 al 1865), che sollecitava a non indugiare altrimenti a fare qualche provvisione sulle truppe borboniche disciolte prima e poi in più modi e forme, e tutte sparse qua e là incerte di lor sorte. Queste migliaja d’ufficiali rimasti senza pane possono diventare uno strumento delle fazioni, e so che ci si lavora intorno e pel Borbone e per Murat. Gli è impossibile lasciar così in aria settanta mila persone (ché tanti saranno fra ufficiali e soldati) senza soldo, senza mestiero, né soldati, né cittadini, né sciolti, né legati, Cavour si decise a scrivere al Ministro della Guerra e senatore Fanti il 16 dicembre per impartirgli una richiesta secca da presidente del Consiglio a Ministro: Torni con un piano pel riordinamento dell’esercito, o per dir meglio per l’introduzione in esso dell’elemento napoletano. Per carità, non si pensi a ritenere tutti i soldati borbonici sotto le armi. Si lasci andare a casa quelli imbevuti del malo spirito del regime passato. Avremo un minor numero di soldati, ma molto migliori.

Il 20 dicembre 1860 il Regio Decreto che chiamava alle armi tutti gli individui delle province napoletane, prigionieri, sbandati e renitenti alla leva era pronto e firmato dal re. Tre giorni prima, il 17 dicembre 1860, Vittorio Emanuele aveva decretato l’unificazione come atto conclusivo al processo formale di annessione delle province napoletane al nuovo Regno d’Italia.


Immagine nella pagina:
Franz Wenzel Schwarz, Ingresso di Garibaldi a Napoli il 7 settembre 1860 (particolare)

Fine.
Precedente 1 | 2 | 3 | 4 Successiva

© 2005 - 2026 Jourdelo.it - Rivista storico culturale di 8cento

Registrazione Tribunale di Bologna n. 7549 del 13/05/2005 - Direttore Resp. Matteo Ceraolo

🕑