L'addio dello studente bersagliere

di Mirtide Gavelli

Tanti furono anche i martiri, come usava dire allora, della causa nazionale, anch’essi per lo più giovani, che tante volte si avviavano alla tragica conclusione della propria esistenza con incredibili parole sulle labbra:

Chi per la patria muor
vissuto è assai;
la fronda dell’allor
non muore mai.


Piuttosto che languir
per lunghi affanni,

è meglio di morir
sul fior degli anni.


Chi muore e dar non sa
di gloria
un segno
alle future età,

di fama è indegno.


dall’opera Caritea regina di Spagna, di Saverio Mercadante, che andò in scena per la prima volta in piena Restaurazione, a Venezia al Teatro La Fenice il 21 febbraio 1826. Il coro Chi per la patria muor vissuto è assai divenne immediatamente celebre tra i fautori dell’Unificazione italiana, e passò al mito per essere stato intonato dai fratelli Bandiera e dai loro compagni prima dell’esecuzione avvenuta nel 1844.
Ricordiamolo: l’Ottocento è il secolo che affonda le proprie radici nel Romanticismo, che si nutre di storie eroiche e di passioni infiammate, che recupera dalla storia antica e medievale tutto ciò che di più grande ed appassionante sia possibile ritrovare nel nostro passato, rielaborando il tutto in chiave patriottica e nazionalistica (in un’epoca in cui patriottico non era un insulto, e nazionalistico non aveva le valenze negative che assunse alla fine del secolo con la deriva che portò poi alla grande carneficina della Prima Guerra Mondiale).

Infine, due parole per ricordare lo scultore, la cui biografia può ben essere letta come ideale curriculum del giovane italiano che combatte come volontario per l’Unificazione e la libertà del paese. Iscritto alla Giovine Italia sin da giovanissima età, nel 1848 è volontario nella Terza Legione Romana, nel 1849 alla difesa di Roma, nel 1859 nella Seconda Guerra di Indipendenza. Il 12 giugno 1860 si imbarca a Quarto sul vapore Aberdeen, insieme a tanti altri volontari che andavano a raggiungere l’Armata Meridionale Garibaldina partita un mese prima con la Spedizione dei Mille. Sempre fedele ai propri principi repubblicani ed alle idee di onestà e probità morale, morirà in povertà, dopo avere insegnato disegno per trent’anni nelle scuole forlivesi, lavorando al contempo come scultore.
L’iscrizione posta dai figli sulla sua tomba ricorda la sua opera e la sua vicenda patriottica:


Fortunato Zampanelli
Scultore
ufficiale del dittatore
Giuseppe Garibaldi nel 1860
cospiratore - volontario
in 4 campagne per l’Italia
morto nel 1909



Fine.
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Aprile-Settembre 2008 (Numero 10)

Comune di BolognaCon il patrocinio del Comune di Bologna
Verdi seduto su una poltrona fatta con gli spartiti delle sue opere, caricatura di F. Bianco (particolare)

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