Il 21 settembre 1864 si svolsero a Torino imponenti dimostrazioni contro la decisione del governo di trasferire la capitale da Torino a Firenze, come primo passo verso Roma. I più ardenti patrioti scesero in piazza e la reazione delle forze dislocate a difesa della Prefettura provocò molte vittime tra i dimostranti. Il ministro Minghetti fu costretto alle dimissioni.
Forse fu anche tale evento a spingere il Capo della Polizia, Nicola Amore, che rivestì l’incarico tra il 1866 ed il 1867, a richiedere, per ricoprire i posti da questore, persone con caratteristiche di intelligenza, operosità, astuzia, nonché di giovane età. Tali qualità dovevano essere, inoltre, supportate dall’imparziale osservanza delle leggi, dalla prudenza nella loro applicazione ai casi concreti, nonché da un’ottima reputazione della persona conquistata anche in virtù di un’illibata condotta pubblica e privata. Forti di queste qualità, i nuovi questori, rivestiti di una vera autorità morale oltre che giuridica, avrebbero potuto meglio prevenire ed affrontare i disordini che si sarebbero potuti creare nelle città, stante il complesso momento storico.
Infatti, le qualità umane richieste ai tutori della pubblica incolumità e richiamate nelle direttive ai funzionari di polizia, dette Istruzioni Ricasoli, avevano lo scopo di creare un legame di fiducia tra questi e la popolazione. Nelle citate istruzioni si raccomandava alla polizia una condotta che non doveva essere molesta, tanto meno vessatoria, ma cauta, guardinga, tutta circospezione e segreto.
Tale affermazione dei principi liberali si concludeva, infine, col richiamo al rispetto delle disposizioni della magistratura, come ulteriore garanzia per il cittadino.
Tali direttive non si accompagnarono, però, ad un’adeguata gratificazione economica dei funzionari della polizia, le cui retribuzioni continuarono a rimanere le più basse di tutta la pubblica amministrazione.
Per quanto riguardava i ranghi inferiori le cose andavano ancora peggio: le Guardie di Pubblica Sicurezza erano davvero la più bassa categoria dei servitori dello Stato, da cui si pretendeva una dedizione illimitata, tanto da escludere la possibilità di una vita affettiva. Il ministro Silvio Spaventa impose addirittura l’obbligo del celibato per evitare che la guardia potesse essere distratta dai suoi doveri a causa delle cure e dei bisogni della famiglia. Sulla base di tale regolamento furono arruolati solo celibi e vedovi con l’avviso che, in caso di matrimonio, avrebbero perso l’impiego. Qualche tempo dopo si scoprì che la maggior parte di quegli uomini cui era richiesta l’assoluta dedizione al lavoro nella Pubblica Sicurezza veniva impiegata nelle prefetture per servizi domestici. Tale circostanza era resa possibile dal fatto che erano proprio i prefetti ad arruolare le guardie e a poterle licenziare a loro piacimento, a controllare ogni loro atto, così come anche a disporre indagini riservate e perquisizioni. Ovviamente, gli avversari politici del Governo in carica erano i più esposti all’apparato poliziesco, retto, in realtà, direttamente dai prefetti.
Immagine nella pagina:
Una carrozza Duc de Dame
Con il patrocinio del Comune di Bologna