Quest’anno cade il 150° anniversario e il tradizionale Gran Ballo dell’Unità d’Italia, sempre sensibile alle ricorrenze risorgimentali, non può rimanere sordo a questo evento. Lo spettacolo che ha luogo sabato 30 maggio 2009 in Piazza Carducci, realizzato con il contributo della Fondazione del Monte e della Fondazione Carisbo, si ambienta nel salotto ottocentesco della nobildonna bolognese contessa Carolina Pepoli Tattini ed alterna scene tratte dalla sala del Ballo con danze e scherzosi cotillon, scene tratte dal giardino dove, tra incantevoli passeggiate, avvengono corteggiamenti e segreti incontri, e scene tratte dalla sala di conversazione dove si discute di politica. Argomento dominante è senza dubbio la nuova situazione politica della città in seguito alle sconfitte di Palestro e Magenta subite da parte degli Austriaci. Carolina Pepoli rende partecipe i suoi ospiti leggendo loro lettere gelosamente custodite, narrando curiosità politiche e intavolando piccanti conversazioni.
Dalla piccola storia nasce la grande storia.
Dopo aver letto e riletto documenti d’epoca, che mi hanno sempre più appassionata a questa vicenda, ho stilato la sceneggiatura che attinge la maggior parte dei suoi contenuti da una cronaca del tempo di Enrico Bottrigari. Si tratta di una delle pagine più emozionanti che hanno fatto la Storia.
È con la stessa emozione che io, bolognese d’adozione, desidero riportare interamente la pagina di cronaca di Bottrigari per renderla presente e sempre viva ai bolognesi.
Si parla con certezza della partenza degli Imperiali da Bologna nella veniente notte del 12 – Il Cardinale Legato prepara all’uopo un Proclama. Il Comitato italiano si raduna presso il Conte Gioacchino Pepoli, e la Magistratura Municipale si raccoglie in seduta permanente. Intanto le milizie presenti nella Città si ordinano sotto i loro Capi. Gli animi di tutti sono compresi da una indefinibile ansietà. Gl’imperiali partiranno dalla città alle ore 3 antimeridiane – Nell’intervallo alcuni della Magistratura Comunale insieme al Comitato Nazionale, si recano al Legato, per dichiarargli le condizioni in cui verte Bologna, e la determinata volontà de’ cittadini di proclamare durante la guerra dell’indipendenza che si combatte, la Dittatura del Re di Piemonte…
Suonavano all’orologio del pubblico Palazzo le ore 2 antimeridiane quando il Presidio Austriaco che occupava la gran guardia della Piazza, postosi sotto le armi al comando del proprio Uffiziale, senza il solito appello, e senza la debita consegna, l’Ufficiale stesso si limitava a dire, agli astanti che trovavansi sulla porta del Palazzo, ch’egli se ne partiva. – Allora alcuni gendarmi, circa 14, o 16, invitati pochi minuti prima al Palazzo pubblico, uscirono dalla porta maggiore del palazzo stesso, e s’installarono nella gran guardia della Piazza: ma al loro apparire il popolo, che aveva cominciato a raccogliersi, particolarmente sotto il portico del Podestà, diede segni manifesti di malcontento e di disapprovazione.
Immagine nella pagina:
Carolina Pepoli Tattini in una fotografia
Con il patrocinio del Comune di Bologna