Pochi giorni dopo, l’11 luglio, si giunse agli accordi di Villafranca che misero fine alle ostilità. Tutta la Lombardia, tranne la città di Mantova, passava al Regno di Sardegna, che con le successive annessioni dei ducati dell’Italia centrale si trovò lanciato verso un obiettivo ch’era follia sperar, se mi si passa l’espressione manzoniana usata per altra occasione. Nemmeno Cavour l’avrebbe inizialmente immaginato.
La posizione dell’Austria, che dopo il Congresso di Vienna aveva esteso la sua influenza diretta o indiretta su gran parte della Penisola, ne risultò fortemente indebolita, cosa che rese possibile l’impresa dei Mille dell’anno successivo.
Ma tornando alla battaglia di Solferino e San Martino è interessante sottolineare quanto accaduto dopo.
Il conte Luigi Torelli, senatore del Regno di Sardegna e poi prefetto di Venezia, venne a visitare i luoghi della battaglia e si accorse che i caduti di quell’eroica giornata erano stati sepolti in fretta dai contadini della zona in fosse comuni o lì dov’erano stati colti dalla morte. Li ricopriva un sottile strato di terra che spesso, a seguito di temporali o degli stessi lavori agricoli, lasciava affiorare quei miseri resti. La sua idea fu dunque quella di dare loro una degna sepoltura erigendo degli Ossari. Ma ciò non poteva avvenire prima che fossero trascorsi 10 anni. A tale scopo si rese quindi promotore di una sottoscrizione e nel 1870 fondò la Società Solferino e San Martino, provvedendo anche al restauro di due chiese, una a San Martino e una a Solferino, nelle quali il 24 giugno 1870, l’undicesimo anniversario della battaglia, vennero collocate solennemente le ossa dei caduti.
La Società, che tra i suoi scopi statutari ha quello di tramandare alle generazioni future i valori fondanti dell’unità nazionale, divenne poi Ente Morale nel 1871 e per anni provvide ai sussidi alle famiglie dei caduti. Ad essa è affidata la tutela dei monumenti, dei luoghi e anche della memoria storica degli eventi che portarono all’unificazione. Tra le iniziative della Società ci fu la costruzione della Torre di San Martino, che, inaugurata nel 1893, con i suoi 74 metri di altezza svetta nel paesaggio del basso Garda e con gli affreschi che ripercorrono la storia del nostro Risorgimento è simbolo stesso dell’Unità d’Italia. Monumento insigne, dedicato a Vittorio Emanuele e a tutti i caduti del Risorgimento, si inserisce perfettamente nello stupendo scenario delle colline moreniche e domina il territorio che fu teatro della battaglia.
Tutt’intorno campi di grano e di mais e vigneti a perdita d’occhio. Le cascine coinvolte nella battaglia sono ancora lì, alcune in rovina, altre con la fisionomia inalterata di un tempo, altre ancora, in parte rimaneggiate e trasformate in strutture agrituristiche, accolgono i visitatori di oggi offrendo loro vino buono e i gustosi piatti della gastronomia locale.
Immagine nella pagina:
Affresco interno alla Torre di San Martino (particolare)
Con il patrocinio del Comune di Bologna