Isadora Duncan trasferisce dall’America all’Europa le ricerche e le scoperte che va facendo nell’ambito di un’attività popolare e mercantile e, in un ambiente artisticamente più stimolante e ricettivo, le perfeziona e le impone rendendole Arte e Cultura. Così facendo, costruisce e propone anche un prototipo di Donna Nuova per una nuova società. Studia e lavora intensamente e caparbiamente per creare la propria specificità artistica.
Rifiuta del tutto le forme di danza teatrale esistenti, skirt-dance e balletto, per costruire su basi che considera fondamentalmente alternative: il movimento naturale del corpo e le sue leggi connaturate di armonia, bellezza ed espressività. Col corpo libero, sciolto ed esposto in tuniche leggere alla greca, esegue danze semplici e solo apparentemente spontaneistiche fatte di camminate, corse, piccoli salti, fluttuazioni delle braccia e del torso. Nei suoi concerti di danza la presenza vitalistica del suo corpo di donna, veicolo di una vasta gamma d’emozioni e stati d’animo diretti o ispirati dai brani classici dei più grandi musicisti, che è solita ereticamente utilizzare, riempie lo spazio vuoto della scena, incorniciata solo da semplici tendaggi grigio-azzurri. Il suo fine è la diffusione di una nuova qualità culturale della danza come arte della creatività e dell’espressività individuale femminile, possibile fondamento pedagogico - come tendono a dimostrare le diverse scuole da lei successivamente fondate - per la formazione di generazioni future di donne, la cui armonia fisica e spirituale possa influire beneficamente sulla generale disarmonia della società a predominio maschile.
Per realizzare le proprie idee artistiche, è costretta a lottare con un ambiente teatrale in cui le ballerine, generalmente d’estrazione popolare e bassa cultura e completamente gestite da impresari dispotici e di gusti facili, erano considerate poco più di gambe e sorrisi per il divertimento erotico-digestivo del pubblico maschile. Oltre che creatrice ed esecutrice unica delle proprie opere, per la maggior parte solistiche, si fa perciò produttrice, impresaria e promotrice di se stessa, svincolandosi dalle imposizioni del mercato e dalla discrezionalità altrui sul suo lavoro, e assumendo ruoli imprenditoriali e gestionali tradizionalmente maschili.
Per elevare lo status culturale del proprio lavoro personale, oltre a quello della danza in generale, s’impegna nella frequentazione di persone e ambienti qualificanti che migliorano le sue conoscenze e la innalzano nella scala dei valori. Non solo, ma sollecita anche la sensibilizzazione e la modificazione funzionale dell’ambiente in cui opera, con veri e propri interventi di promozione culturale allargata.
Con la sua incisiva personalità - cui conferisce un potere al tempo stesso irritante e irretente sugli europei l’eredità tutta americana di un’incrollabile fiducia in se stessa - e la sua forza creativa innovatrice, influenza profondamente la riflessione, il gusto e la produzione artistica del suo tempo. Si pensi ai tanti artisti figurativi che hanno insistentemente, e a volte quasi ossessivamente, schizzato, disegnato, dipinto o modellato le forme del suo corpo in movimento per carpirne le qualità plastiche, dinamiche ed espressive (da Rodin a Bourdelle a Clara a Witkowitz e tanti altri) o agli uomini di teatro, come Craig o Stanislavskij o la Duse, che hanno riconosciuto in lei l’incarnazione dell’essenza scenica e drammatica del teatro stesso.
Immagine nella pagina:
Ritratto di Isadora Duncan
Con il patrocinio del Comune di Bologna