Isadora Duncan

donna nuova per una nuova danza

di Eugenia Casini Ropa

Persegue e raggiunge in tal modo i fini personali di qualificazione estetica del proprio lavoro e quelli più generali di riconoscimento della danza come attività culturale e artistica. Contemporaneamente, e di conseguenza, ottiene di rivalutare culturalmente e artisticamente la figura della danzatrice attraverso la costruzione di una nuova, riconoscibile autonomia creativa e di una concreta competenza e professionalità.

IsadoraDuncan (Miniatura 219x177 px)Ma, evidenziate la sue conquiste nel mondo dell’arte, altrettanto interessante appare la loro collocazione, come modelli pubblici ed esemplari, all’interno delle problematiche riguardanti la condizione della donna e la concezione del suo ruolo sociale.

Pur non impegnandosi formalmente a livello politico nel movimento femminile, ma praticando autonomia di scelte e libertà di modi e costumi, la Duncan mette in discussione e tende a sovvertire i principi e le convenzioni sociali e morali vigenti, sempre maggiormente costrittive, quando si applicano alle donne. Anche in questo caso, però, come per le poetiche e le tecniche teatrali, pur parallele nelle finalità liberatorie, la visione dell’emancipazione femminile ci appare diversa, e sembra quasi anticipare le correnti interne al futuro movimento femminista. La Duncan valorizza ed esalta soprattutto le peculiarità che ritiene proprie del genere femminile, proponendole come integrative e correttive del modello intellettuale e sociale maschile. Questo si rivela fin dalle strategie di qualificazione culturale di fondo già sottolineate, che fanno leva su visioni dialetticamente presenti in quegli anni, con straordinaria forza trainante, nel pensiero sociale della borghesia colta. Nell’ambito della sessualità e dei rapporti sentimentali, rivendica piena libertà nelle scelte e nelle pratiche impegnata in una lunga serie di relazioni e madre di tre figli di padri diversi, tutti nati fuori dal matrimonio.

La Duncan fa del suo corpo, esposto e semiscoperto, il soggetto/oggetto della creazione artistica, la materializzazione in carne e sangue degli impulsi emozionali che solo attraverso di esso possono venire espressi e comunicati. Un corpo palesato che diffonde una vitalità intensa e primigenia, che oscilla tra la purezza inconscia della bambina e la veemenza estatica della menade; tutto il repertorio degli attributi della femminilità, usati pro e contro l’emancipazione della donna, sono presenti nella suggestione della sua danza. E tuttavia ciò che sulla scena sembra in gran parte perdere d’evidenza è il sesso, il richiamo sessuale e sensuale. Per l’arte e per la professione, questa è certamente una via per distinguersi dalla folla di bambolette sensuali e di lascive Salomè che popolavano gli spettacoli dell’epoca, e, per l’impatto sul pubblico e il riflesso sulla questione femminile, è la dimostrazione della potenza creatrice e trasformatrice della donna, capace di configurare visioni del mondo e ruoli sociali propri e innovativi, al di fuori e al di là della funzione meramente sessuale sempre e soltanto attribuitale.

Così, infrangendo gli stereotipi della cultura maschile e usando liberamente il proprio corpo e la propria mente sulla scena e fuori, ha aperto la via a una nuova arte della danza e a una nuova arte della vita.


Immagine nella pagina:
Fotografia della Duncan

Fine.
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Aprile-Settembre 2009 (Numero 13)

Comune di BolognaCon il patrocinio del Comune di Bologna
La Rana Giornale umoristico popolare illustrato, 1 giugno 1866

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