Scienze e TecnologiaGiovanni Aldini tra macabro e realtà

Una strana miscela tra risurrezioni, Frankenstein e l'illustre cittadino imolese Luigi Valeriani

di Samuele Graziani

Come detto, nei due anni milanesi Valeriani ebbe occasione di conoscere Aldini e di lavorare assieme a lui. Curiosamente questi due nomi, oggi inseparabilmente legati, non corrispondono ad un vero sodalizio storico. Sicuramente si stimarono e si frequentarono anche negli anni successivi. Furono colleghi, docenti all’Università di Bologna nello stesso periodo, ma non diedero vita a veri e propri progetti comuni. La loro unione indissolubile avvenne a posteriori. L’idea fu di Aldini. Alla sua morte nel 1834, anch’egli fece testamento destinando parte dei suoi grandi averi alla fondazione della Scuola di Scienze Naturali a Bologna, destinata all’applicazione della fisica e della chimica alle Arti e ai Mestieri, includendo nelle sue volontà la proposta esplicita di legare tale lascito a quello similare del suo predecessore: …vantaggio che risulterà molto maggiore, se verrà combinato colle generose disposizioni già date a questo stesso aspetto dall’illustre mio collega Prof. Valeriani.

Dai due testamenti dei professori in poi si possono trovare diversi parallelismi, sino alle fondazioni dei giorni nostri. Per esempio il primo lasciò nel testamento somme per la ristrutturazione di alcune arcate di portico della Certosa, il secondo le lasciò per il completamento di parte del portico che dalla Certosa porta alla Basilica di San Luca. Parallelismi postumi. In vita furono molto diversi soprattutto come carattere. Schivo e rigoroso il primo, vero e proprio scienziato-artista il secondo. Quello che oggi potremmo definire riferendoci ai tempi trascorsi un imbonitore, oppure in termini più moderni un vero front-man.

Giovanni Aldini nacque a Bologna nel 1872, nipote di uno zio illustre: Luigi Galvani. Studiò filosofia e fisica, dimostrando ben presto acuto ingegno. Fece carriera all’interno dell’Università di Bologna come studioso e ricercatore sperimentale di Fisica. Ottenne incarichi sempre più prestigiosi, riconoscimenti di vario genere e riuscì ad accumulare un vero patrimonio economico. Studiò le lingue, conosceva almeno inglese, francese e tedesco; lingue in cui scrisse molte delle sue dissertazioni.
Fu un divulgatore. Sia si trattasse delle materie a lui più familiari, sia si trattasse di argomenti a lui più lontani, appena veniva a conoscenza di nuove scoperte in campo scientifico si adoperava per divulgarle, per farle conoscere. Girò l’Europa in lungo e in largo. Fece svariate invenzioni, e ottenne diversi brevetti. Si specializzò in dispositivi antincendio, in applicazioni elettriche per illuminazione e soprattutto in campo medico. Fu uomo celebre, anche se la celebrità gli venne forse più da una stranezza che dalle sue indubbie capacità.
Come detto oltre che scienziato fu artista. Organizzava veri e propri spettacoli in cui inscenava le sue scoperte. E lo faceva in maniera assai teatrale. I giornali del 1802 e del 1803 erano colmi delle descrizioni delle sue performance.
Nei primissimi anni del secolo, l’elettricità era l’argomento su cui la comunità scientifica del momento si concentrava maggiormente. Il perno era incentrato sulla diatriba Volta-Galvani (v. Jourdelò n°11, ott-dic 2008, p.16). Essendone nipote Aldini era un galvaniano convinto; probabilmente il sostenitore più accreditato.
È dall’esperienza di Galvani che Aldini mosse le sue sperimentazioni e ottenne la fama.
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Aprile-Settembre 2009 (Numero 13)

Comune di BolognaCon il patrocinio del Comune di Bologna
La Rana Giornale umoristico popolare illustrato, 1 giugno 1866

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