Il Giardino delle VanitàIl Conte di Montetristo (2/5)

II parte

di Giuseppe Bergivaldi

V - L’ESILIO

servo (Miniatura 219x176 px)André lasciò immediatamente la città con indosso i vestiti della festa. Per i primi giorni vagò ramengo cercando riparo nei boschi per non incontrare reparti della gendarmeria che avrebbero potuto accusarlo di aver rubato gli abiti che indossava. Pensò di cercare lavoro presso qualche artigiano lontano da Boulogne, ma quando ebbe l’occasione di accettare un passaggio che gli aveva offerto una compagnia di artisti ambulanti, sentì dai loro discorsi che la notizia dello scandalo procurato da lui aveva varcato i confini della sua zona e si stava propagando per i salotti di tutto il paese. Inoltre gli era sembrato che il suo abbigliamento avesse insospettito gli artisti e pensando che, se fosse stato riconosciuto, non avrebbe mai più potuto reinserirsi nell’ambiente dalla danza, si risolse di espatriare.

André, ricordando alcune voci che circolavano fra i danzatori, decise di andare in Italia e precisamente a Modena, capoluogo dell’omonimo Granducato, dove aveva sede una stimata scuola di danza diretta dal famoso Abate Farina. Colà arrivato, la difficoltà per entrare a fare parte della scuola si dimostrò più complicata del previsto. Non aveva soldi, non aveva titolo e nemmeno una dimora.

L’intelligenza umana cela in sé certe misteriose miniere, che la sola infelicità può scoprire, la pressione è necessaria per far scoppiare la polvere. La passione concentrò in un sol punto tutte le sue facoltà qua e là vaganti, esse si urtarono in un angusto spazio, e come saprete, dall’urto delle nubi risulta l’elettricità, dall’elettricità il lampo, dal lampo la luce. Alla fine André riuscì a farsi assumere dalla scuola di danza come addetto alle pulizie.

Accettò l’umiliante incarico pur di frequentare quell’ambiente che tanto amava con la segreta speranza di inserirvisi sia pure gradualmente. L’Abate, discendente di una famosa famiglia di fornai che aveva messo a punto la ricetta di un tipo di pane senza mollica che poi sarebbe stato conosciuto come Fette Biscottate, era uno spretato che aveva lasciato la tonaca a causa di una improvvisa passione per la danza, allora malvista dalla chiesa, e nel suo peregrinare aveva attraversato tutte le corti europee attingendo la tecnica dai più grandi maestri di danza dell’epoca.

Pagina:
Precedente 1 | 2 | 3 | 4 Successiva

Aprile-Settembre 2009 (Numero 13)

Comune di BolognaCon il patrocinio del Comune di Bologna
La Rana Giornale umoristico popolare illustrato, 1 giugno 1866

© 2005 - 2026 Jourdelo.it - Rivista storico culturale di 8cento

Registrazione Tribunale di Bologna n. 7549 del 13/05/2005 - Direttore Resp. Matteo Ceraolo

🕑