Il Giardino delle VanitàIl Conte di Montetristo (2/5)

II parte

di Giuseppe Bergivaldi

VI - L’ILLUMINAZIONE

Succedeva che, mentre André ripuliva la sala dove si erano svolte le lezioni di danza, l’Abate Farina si attardasse per studiare nuove coreografie o nuovi passi di danza di cui gli arrivavano notizie dalle varie corti dove aveva disseminato i suoi informatori. Queste involontarie frequentazioni, dapprima affatto fredde se non addirittura gelide, si intiepidirono con il tempo al punto che fra i due nacque una certa confidenza. Una sera, sollecitato dall’Abate, André raccontò le sue traversie e questi, ascoltati i fatti, lo fece riflettere su particolari che nella sua ingenuità non aveva considerato. Allora uno sfolgorante raggio illuminò la mente dell’inserviente: tutto ciò che gli era rimasto oscuro sin allora, divenne lucido e chiaro in un momento. André ricordò ogni cosa. Mise un grido, vacillò come ubriaco, indi si lanciò verso il suo alloggio. Giunto in camera sua si buttò sul letto. Fino a quel momento aveva creduto che le sue sventure fossero causa della sua imperizia, che l’errore fatale fosse stato suo, mentre l’Abate gli aveva dimostrato che le informazioni ricevute erano sbagliate ad arte. In quelle ore di meditazione, trascorse come altrettanti secondi, André aveva preso una terribile risoluzione e fatto un formidabile giuramento.

cigno (Miniatura 400x468 px)Approfittando della confidenza che aveva instaurato con l’Abate Farina, André gli chiese di essere aiutato. L’Abate, consapevole di cosa passasse per la testa del giovane inserviente decise di accontentarlo, consapevole anche dell’ottimo lavoro che questi da molto tempo ormai svolgeva presso la sua scuola. Passarono anni durante i quali l’abate profuse al suo inaspettato allievo tutti i segreti della danza: dal riscaldamento alla postura, passando dai diversi stili allo studio delle loro origini e successive evoluzioni. Gli insegnò il modo di comportarsi in società, con i potenti, con i nobili e con le donne. L’Abate, uomo che aveva sempre frequentato la più eletta società, seppe inculcargli l’elegante urbanità che prima gli mancava, ed i modi aristocratici che ordinariamente s’acquistano solo conversando con le alte classi della società, o con gli uomini di sommo sapere. In sovramercato gli insegnò i diversi idiomi di cui era a conoscenza per cui André che oltre alla sua lingua parlava già un ottimo italiano, imparò a destreggiarsi in tedesco, spagnolo, inglese e perfino in russo e greco. Il fabbro ferraio, l’umile inserviente stava diventando tutt’altro uomo.

Nel frattempo l’ambiente della scuola di Modena si era caricato di forti tensioni perché l’Abate, già avanti con gli anni, non aveva mai rivelato a nessuno il nascondiglio dei documenti da cui attingeva il suo sapere e tutti si adoperavano per venirne a conoscenza. Anzi, qualcuno aveva cominciato a vedere di mal’occhio il suo attaccamento all’addetto alle pulizie che a volte trattava come un figlio.

Una sera André, mentre finiva di pulire i locali della scuola, si accorse che l’Abate si era accasciato al suolo in seguito ad un improvviso malore. Accorse per soccorrerlo e dopo alcuni tentativi riuscì a rianimarlo. L’Abate, una volta ripreso faticosamente l’uso della parola, disse ad André di essere a conoscenza del male che lo affliggeva, di avere avuto in passato altri attacchi simili e che, per la sua esperienza, quest’ultimo gli sarebbe stato fatale.

Attingendo dalle ultime sue forze, l’Abate rivelò al suo soccorritore di essere dispiaciuto per averlo aiutato a scoprire la verità e ad istallargli nel cuore il sentimento di vendetta che prima non v’era. Ma visto che le cose sarebbero andate comunque in quella direzione, volle ulteriormente aiutarlo e gli rivelò che i testi da cui proveniva il suo sapere e il tesoro accumulato durante la sua lunga attività erano nascosti in una tomba senza nome, a fianco di un altro sepolcro su cui era raffigurata la morte di un cigno, in un piccolo cimitero sito sulle falde di un monte degli Appennini modenesi che per questo si chiamava Il Monte del Tristo Mietitore. Aveva appena finito di pronunciare le ultime parole che rese l’anima a Dio.

André, trovatosi inaspettatamente in possesso di quelle formidabili rivelazioni, ritornò immediatamente nel suo alloggio, si vestì adeguatamente, raccolse i risparmi di tanti anni di lavoro e se ne andò facendo perdere le sue tracce.


...continua

Fine.
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Aprile-Settembre 2009 (Numero 13)

Comune di BolognaCon il patrocinio del Comune di Bologna
La Rana Giornale umoristico popolare illustrato, 1 giugno 1866

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