Se si sale al piano nobile della villa si può osservare una lapide in marmo, posta a memoria di un incontro segreto, tenutosi nel lontano 1859, che passò alla storia come Il convegno segreto di Scanello e che sancì la nascita della moneta unica italiana del futuro Regno d’Italia, la Lira!
Cosa avvenne nel finire di quel 1859 che aveva visto la fuga da Bologna degli austriaci proiettando la città verso quell’unificazione del paese, che avverrà definitivamente solo due anni dopo?
La seconda metà di quell’anno aveva visto una profonda trasformazione della geografia politica dei regni a ridosso dell’Appennino tosco-emiliano. La seconda guerra d’Indipendenza si era appena conclusa con la sollevazione popolare nei Ducati di Modena e Parma, nel Granducato di Toscana, a Bologna e nelle Romagne. I governanti di quei regni si erano affrettati ad abbandonare i troni, non potendo più godere dell’appoggio austriaco, e nelle città si erano insediati governi provvisori fortemente filo-piemontesi che aspiravano all’unificazione nazionale.
Questo momento storico è ben descritto dalla lezione che il Senatore Alberto Dall’Olio tenne all’Università di Bologna il 10 maggio 1933: La imperiosa necessità di un’intima unione fra i quattro stati appariva evidente: occorreva disporre di forze militari bene organizzate contro una possibile irruzione austriaca; armonizzare i rapporti col Piemonte verso il quale si rivolgevano le aspirazioni comuni; togliere la vergogna e lo sconcio di quattro barriere doganali che offendevano quel sentimento di italianità che aveva suscitato la rivoluzione: ogni spirito di malintesa autonomia, ogni lievito di campanilismo doveva essere eliminato. Al primo intento fu felicemente provveduto con una lega militare, alla quale la tenacia del Minghetti e l’autorità che godeva nel Piemonte assicurarono un capo di prim’ordine, il Generale Manfredo Fanti, che, dopo lunghe insistenze, riuscì ad ottenere dal Governo il permesso di mettersi, pur rimanendo generale piemontese, a disposizione della Lega. Più tardi gli fu associato, come comandante in seconda, il più popolare dei condottieri di guerra, Giuseppe Garibaldi. Il terzo intento fu presto conseguito con una riunione tenuta il 28 settembre 1859 a Scanello, presso Loiano, alla quale intervennero Ricasoli, Farini, Cipriani, Minghetti ed Audinot che, come ricorda la lapide posta nel Palazzo, stabilirono di togliere ogni barriera doganale fra Toscana, Romagne, Modena e Parma e divisarono i futuri provvedimenti per l’unione dell’Italia centrale sotto il regno di Vittorio Emanuele II.
Non fu in realtà cosa facile. Un lungo e intenso lavoro preparatorio tra diplomazie preparò l’incontro e più volte sembrò impossibile giungere ad una definizione comune, soprattutto per quanto riguardava il tema delle barriere doganali.
Immagine nella pagina:
Cartamoneta da 1 Lira del Regno d'Italia
Con il patrocinio del Comune di Bologna