Il Giardino delle VanitàIl Conte di Montetristo (3/5)

III parte

di Giuseppe Bergivaldi

VIII - L’ABATE

Trascorsi alcuni giorni, necessari per i preparativi, André si imbarcò per Boulogne. Un bel mattino il bastimento che lo portava entrò nel porto della sua vecchia città. Presentò al doganiere un passaporto inglese comperato a Livorno e per mezzo di quel salvacondotto, rispettato in Francia potètte scendere a terra senza ostacoli. Trascorse alcuni giorni a visitare i luoghi frequentati durante la sua giovinezza, assunse le informazioni che gli servivano, e provò ad avvicinare alcune persone che aveva frequentato in gioventù e che, come sperava, non lo riconobbero.

Abate (Miniatura 490x473 px)Sul finire del mattino di un certo giorno, un uomo a cavallo, un abate, si presentò presso la residenza di campagna del conte Anacletus de Brunir. Il conte, originario di Boulogne, era grande conoscitore dell’ambiente per avere fornito gli attrezzi per la lavorazione della terra ai coltivatori nonché gli utensili ai fabbri, ai falegnami ed ai costruttori del circondario. Ora, ritirato a vita privata, si era dedicato alla coltivazione, ma era sull’orlo della rovina per aver tentato di introdurre la coltivazione di ortaggi provenienti dalle Americhe che non avevano dato i risultati sperati. Il Mais si vendeva solo come becchime per le galline e rendeva pochissimo. I pomodori, data la scarsa insolazione dovuta alla latitudine sfavorevole, tardavano a maturare per poi rischiare di marcire sulla pianta se non si raccoglievano repentinamente. Infine la qualità di Kiwi che aveva coltivato, e che in genere era apprezzato per le sue qualità lassative, si era rivelata troppo forte al punto da provocare dei fastidiosi dolori al ventre con conseguenti spiacevoli risultati. Alcuni dei vecchi congiurati, per sdebitarsi delle utili informazioni ricevute su André Trentignac, lo avevano inizialmente incoraggiato anche con l’impegno di contribuire all’investimento, ma al comparire delle prime difficoltà si erano prontamente defilati.

Il prete che quel mattino aveva bussato alla sua porta presentandosi come l’Abate Maschioni era consapevole della sua situazione, ma si limitò a chiedergli notizie di un certo André Trentignac che, spirando fra le sue braccia, lo aveva incaricato di risarcire chi gli aveva fatto del bene e di scusarsi con le persone che aveva in qualche modo offeso con il suo comportamento. Durante la conversazione abilmente condotta, l’abate ebbe la conferma di quanto indotto a sospettare dai suggerimenti ricevuti dal compianto Abate Farina. Inoltre seppe che l’allora capitano Maurice era diventato generale della gendarmeria di Francia e si era trasferito a Parigi. Così come l’innominabile membro della polizia segreta era arrivato a ricoprire la carica di comandante generale, e il promettente militare Joseph de Costantin era a sua volta diventato generale in seguito alle fruttuose ricerche in campo minerario effettuate in Corsica durante la campagna per debellare le ultime sacche di resistenza favorevoli all’antico regime imperiale.

Dunque tutti i suoi nemici avevano fatto una brillante carriera e si erano trasferiti nella capitale. L’abate si accomiatò non senza aver concordato con il conte l’acquisto di tutta la produzione della tenuta per i successivi dieci anni. Il prezzo offerto era inaspettatamente vantaggioso per il conte, inoltre gli fece innestare le sue vigne con un particolare vitigno di Sangiovese che aveva portato dall’Italia e che di lì a poco avrebbe consentito la produzione di un vino che sarebbe diventato famoso con il nome di Brunetto di Montalcino.

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Ottobre-Dicembre 2009 (Numero 14)

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