Ricordo un pomeriggio lento e nuvoloso, in assenza del maestro e senza farsi notare dalla servitù, in tutta fretta, ella mi costrinse, quasi come cercasse alleati, a girare per gli Angoli dello studio del Boldini, dove il pianoforte, la cornice dorata, il busto del Bernini, il tavolo da lavoro, delineavano assai un ambiente di poche cose, ma preziose, raccolto e colmo di tensione solitaria, sicuramente come il cuore del maestro, ma che stava rivelando un aspetto di quell’uomo del tutto inusuale, contrario rispetto alla sua principale caratteristica che s’intravedeva nel personaggio pubblico quale era di gentiluomo dinamico e talentuoso, disordinato, quasi frettoloso, mai stanco, colmo di idee come un vento fugace e freddo, sicuro di sé in ogni suo gesto, in ogni piccolo movimento e come un vero dandy amante del dettaglio femminile, della Bellezza, unica vera forza di cui valga la pena cercare l’essenza.

Puntualmente si tenevano raduni amichevoli e potevi incontrare assieme, uomini di alto rango, mercanti d’arte, scrittori e artisti come il pittore Joaquin Araùjo Ruano, da cui traspariva un carattere feroce e i suoi occhi irrequieti e stanchi pretendevano attenzioni, molto poco elegante nei modi e le sue mani ruvide sembravano il segno indelebile degli anni dediti al lavoro pittorico.
L’eleganza e la loquacità della Marchesa Adriana Franzoni evidenziava però un volto malinconico, forse ferito da passione amorosa. Quasi sempre intorno e di fianco a lei, nascosta in fugaci sguardi di reticenza, anche per un ostentato sentimento d’invidia, potevi scorgere la regalità serena di Cecilia de Madrazo Fortuny.
Divertente ma un po’ scostante era la rumorosa scenetta sul divano del signor Whistler mentre dorme o la smorfiosa eleganza patinata della modella parigina Cléo de Mérode, un’adolescente impreziosita di gioielli e paiette eclettici con gli occhi di lince.
Più solitario era il grande compositore Giuseppe Verdi, uomo di compostezza e sapienza, dove dal suo cilindro immobile e nero parea aprirsi al di sotto un volto luminoso, sincero e ardito come la sua musica.
Immagine nella pagina:
Giovanni Boldini, Cléo de Mérode (particolare), 1901
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