Bologna ebbe le sue fiere, le sue esposizioni. Locali, regionali, nazionali, internazionali… e anche quelle forse velleitarie.
Negli anni cinquanta-sessanta dell’Ottocento le fiere furono quattro. Di portata sempre crescente, di dimensioni comunque ridotte, comunque incentrate sul comparto agricolo che per la specificità locale era ovviamente il tema trainante.
Nel 1885 alcuni imprenditori e alcuni intellettuali locali decisero che era ora di dare una svolta, di provare il salto. Di staccarsi dall’agricoltura, di dare slancio all’industria che in qualche modo stava cercando di fiorire anche a Bologna, di mostrarsi su scala internazionale.
E così venne organizzata la grande fiera del 1888: l’Esposizione Universale di Bologna del 1888.
Notiamo solo a margine che il BIE riconosce come Esposizione Universale del 1888 quella di Barcellona. Ma diciamo anche subito che furono più i visitatori dell’esposizione di Bologna che quelli dell’esposizione di Barcellona.
La scelta dell’anno non fu casuale. Il 1888 era l’anno in cui si festeggiava l’ottavo centenario dell’Università di Bologna e questo accresceva l’aspettativa di visitatori in città, una concomitanza studiata! Si aspettava qualche milione di visitatori, ne arrivarono solo 500.000.
L’esposizione aprì come da tradizione il primo maggio, per protrarsi fino a metà novembre. Siamo onesti, l’inaugurazione era stata annunciata per il primo maggio, ma saltò per motivi tecnici e l’esposizione aprì i cancelli il 6 maggio. Li chiuse l’11 novembre.
L’attrattiva principale era l’illuminazione elettrica. Milano già da alcuni anni aveva l’illuminazione elettrica, gli imprenditori già citati volevano provare ad affascinare i cittadini bolognesi per poter loro proporre lo stesso investimento. E comunque l’elettricità era il tema caldo del mondo scientifico del periodo (v. Jourdelò 11, ott-dic 2008, p.16). La ditta incaricata della realizzazione della centrale per la produzione dell’elettricità necessaria ad illuminare l’esposizione era la milanese Colombo, che utilizzava i macchinari americani provenienti dalle officine Edison. Proprio le difficoltà incontrate dalla ditta Colombo (addotte alla mollezza del terreno) fecero ritardare l’apertura, apertura che venne comunque fatta senza l’ausilio della luce elettrica, che arrivò solo alcuni giorni dopo. Mancanza che fu abilmente mascherata dagli organizzatori che ingaggiarono per l’inaugurazione ben sessanta bande musicali, e che passò del tutto inosservata anche a quei giornalisti che erano andati all’esposizione forse solo per quel motivo. L’inaugurazione avvenne alla presenza del Presidente del Consiglio Francesco Crispi, del Re Umberto I e della Regina Margherita.
Immagine nella pagina:
Fontana monumentale di Diego Sarti (particolare)
Con il patrocinio del Comune di Bologna