Incursioni temporaliProperzia de' Rossi

Una scultrice a Bologna nell'età di Carlo V

di Vera Fortunati - Irene Graziani estratto a cura di Gabriella Lupi

L’eccezionalità della sua esperienza si isola nella definizione del suo caso singolare, configurandosi come manifestazione, la più recente in ordine di tempo, di una rassegna di donne divenute illustri nelle arti giudicate più propriamente maschili: guerriere, poetesse, dotte in svariate scienze, dalla filosofia all’oratoria, alla grammatica, all’astrologia, all’agricoltura... il lungo elenco di Vasari culmina nella presentazione di Properzia, che osa dedicarsi all’arte della scultura.


Al termine di figure celebri, dall’antichità ai tempi moderni, Vasari commenta infatti così:
[le donne] si sono vergognate, quasi per tôrci il vanto della superiorità, di mettersi con le tenere e bianchissime mani nelle cose mecaniche, e fra la ruvidezza de’ marmi e l’asprezza del ferro, per conseguir il desiderio loro e riportarsene fama: come ne fece ne’ nostri di Properzia de’ Rossi da Bologna.

Nella glorificazione del genere femminile gli esempi del passato possono legittimare nuovi ruoli sociali per la donna, alla quale si richiede di essere dotata, oltre che di obbedienza e di virtù morali e domestiche, anche di qualità intellettuali e d’istruzione. Quando Vasari scrive infatti le sue Vite, un nuovo ideale di comportamento femminile si è da poco codificato nella donna di palazzo del Cortegiano di Baldassar Castiglione, edito nel 1528.

Voglio che questa donna abbia notizia di lettere, di musica, di pittura, e sappia danzar e festeggiare; accompagnando con quella discreta modestia e col dar bona opinione di sé ancora le altre avvertenze che sono state insegnate al cortegiano.


Immagine nella pagina:
Stemma della famiglia Grassi, Museo Civico Medievale, Bologna

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Gennaio-Marzo 2010 (Numero 15)

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