L’indicazione sembra quasi ricalcata nel racconto di Vasari che, ritraendo Properzia come giovane virtuosa non solamente nelle cose di casa, come l’altre, ma in infinite scienze, aggiunge che fu del corpo bellissima, e sonò e cantò ne suoi tempi meglio che femmina della sua città.
L’adeguamento al modello della donna di palazzo diviene per Vasari l’unico canone possibile per giustificare la presenza di una scultrice nell’ambiente artistico di primo Cinquecento. Tuttavia, la figura di Properzia, se da un lato certamente si rivela come un esito precoce, ancora sperimentale, della teoria definita da Baldassar Castiglione, dall’altro, come spesso accade nella pratica, finisce per combaciare a fatica con l’esempio focalizzato nel Cortegiano.
Properzia se ne discosta per l’intenzione di misurarsi con un mestiere di appannaggio esclusivamente maschile, assumendo un ruolo professionale inedito. Lungi dalla funzione di semplice completamento ornamentale alle virtù della perfetta dama, l’attività di Properzia come scultrice incrina l’ordine dei valori, pur evoluto e aggiornato, di Vasari e dei suoi contemporanei.
La scultura può essere giudicata infatti come l’arte più nobile anche sulla base di una considerazione nota agli intellettuali coinvolti nella disputa sul primato fra le arti. Scrive nel 1546 Giuliani da Sangallo, pur volendo dimostrare la superiorità della pittura: lo so che dovete sapere quante donne per la Fiandra e per la Francia e ancora in Italia, le quali dipingono in modo che in Italia i loro quadri di pittura sono tenuti in buon pregio; ma in loco nessuno per tempo alcuno si trovò mai che donna alcuna lavorassi di marmo. L’assenza di donne scultrici può quindi essere addotta come prova per decretare il valore di una tecnica complessa, impegnativa sia dal punto di vista fisico che intellettuale.
Immagine nella pagina:
Stemma della famiglia Grassi (particolare), Museo Civico Medievale, Bologna
Con il patrocinio del Comune di Bologna