L’8 agosto dello stesso anno, nei giardini pubblici della Montagnola, la Banda partecipò alla commemorazione solenne della disfatta ignominiosa dell’austriaco.
Una vera e propria tradizione cittadina divennero i concerti del venerdì che, su idea del M° Antonelli, la Banda teneva ogni settimana in Piazza Galvani. Questi appuntamenti, tanto graditi alla popolazione, vennero infatti denominati i venerdì dell’Antonelli. Venivano eseguiti brani dell’Opera accanto a pezzi di musica brillante e di fantasia, come L’ultima notte al campo, La posta, I gatti, La fiera, La festa al campo (con accompagnamento di fuochi d’artificio e colpi di fucile), La mezzanotte: brani a noi praticamente sconosciuti ma che al tempo mandavano in visibilio gli spettatori. La corpulenta figura del direttore divenne tanto familiare che una statuetta in gesso raffigurante la sua caricatura, realizzata dallo scultore faentino Verna, ebbe un florido mercato.
Nonostante l’indiscusso apprezzamento per la Banda, a partire dal 1863 nel Consiglio comunale si fece sempre più acceso il dibattito sui costi di mantenimento. C’era chi, addirittura, chiedeva la soppressione del Corpo. Altri propendevano per la sola concessione di un sussidio, altri ancora auspicavano che la gestione economica passasse alla Guardia Nazionale. Nel 1864 la giunta propose addirittura di aumentare l’organico della Banda, suscitando roventi polemiche. La diatriba si riaprì nel 1868, allorché viene costituito un Corpo di musica aggregato alla Compagnia dei Pompieri, con funzioni di rappresentanza non dissimili da quelle svolte dalla Banda. Quest’ultimo Corpo era praticamente un doppione della Banda, con la differenza che andava a gravare poco o nulla sul bilancio del Comune. Per cui, nel 1871, alla scadenza del contratto triennale, la Giunta propose la soppressione della Banda per ragioni economiche.
Questa notizia fu accolta dalla cittadinanza con sconcerto e dispiacere: l’appuntamento musicale del venerdì era ormai divenuto un’istituzione e – raccontano le cronache – in ispecie dalle mamme che avevan ragazze da marito, per le quali i venerdì dell’Antonelli costituivano, oltre che un modesto quanto economico passatempo, una probabilità d’incontro, di un’occasione che poteva portare alla sospirata meta del matrimonio.
Immagine nella pagina:
Il M° Antonelli in una caricatura di A. Majani (Nasica) del 1885
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