Il Giardino delle VanitàIl Conte di Montetristo (5/5)

V parte

di Giuseppe Bergivaldi

XV - IL GRAN BALLO

Finalmente arrivò il giorno del Gran Ballo. Il salone che ospitava l’evento era colmo all’inverosimile. Nessuno degli invitati si sarebbe perso quell’occasione. Si annoverava la presenza della duchessa rumena Vivian di Sofia, i baroni Ettorre e Valeria di Ilos dalla Turchia e il diplomatico prussiano Giosep di Secchionia. Da Boulogne avevano accettato di intervenire, fra gli altri, la contessa Marie de Catenacc’ accompagnata dal consorte conte Anacletus de Brunir, e la contessa Jeanne de Salent e de la Tur Pendant, mentre il consorte, il conte Fabricius de le Grand Coq, era atteso con impazienza. Con loro era venuta anche la marchesa Franche de Françoises; evento ritenuto eccezionale perché, a causa della sua ormai arcinota riservatezza, conduceva una vita molto appartata e raramente si allontanava da Boulogne. Per l’occasione era presente anche Luc le Troubadour, un affascinante cantastorie di origine celtica, forse scozzese che recitava le sue opere danzando su di un incrocio di spade posate a terra. Si diede il via alle presentazioni, si riempirono i carnets e il ballo andò a cominciare. L’interessamento generale era per il famoso conte di Montetristo e per chi ancora non lo conosceva, la presentazione o l’invito per una danza era motivo di soddisfazione. Per la marchesa Franche fu invece motivo di inquietudine. Anche per Montetristo rivedere la marchesa non fu solo un fatto di routine. Si accorse che, se possibile, gli anni passati l’avevano resa più bella e altrettanto desiderabile. Si rese conto solo in quel momento che la sua immagine lo aveva inconsciamente accompagnato per tutto il tempo del suo forzato esilio. Esercitando un terribile autocontrollo, riuscì a contenere le emozioni e per chi avesse potuto notarlo, solo un lieve pallore gli solcò il volto per qualche momento. Non poteva permettere di farsi scoprire proprio in quel frangente.

Gran ballo (Miniatura 219x102 px)

La serata intanto si svolgeva nel migliore dei modi: il copione veniva rispettato, l’annuncio del nuovo nome imposto alla scuola della maestra Alecsieia fu accolto con entusiasmo. Insomma tutto filava per il meglio. Solo il persistente ritardo del conte Fabricius e della sua annunciata novità non andava secondo i piani. Anche la marchesa Franche non si stava divertendo come gli altri. Con il passare delle ore l’inquietudine si era tramutata in perplessità e poco dopo in certezza. Mentre osservava il signor Montetristo nelle sue famose evoluzioni e nel suo comportamento generale, la marchesa Franche ebbe una specie di illuminazione: il modo con cui il conte si grattava il fondoschiena la riportò a quando tanti anni prima osservava segretamente il fabbro André al lavoro. Non c’erano dubbi, Il conte di Montetristo era il suo antico fabbro André Trentignac sotto mentite spoglie. Intimamente aveva sempre saputo o sperato di rivederlo. La solitudine in cui aveva trascorso tutti quegli anni era stata come un voto espresso con il desiderio di vederlo tornare. La breccia che quel giovane scapestrato aveva aperto nel suo cuore non si era ancora chiusa, e in quel momento si sentiva esaudita.

Mentre quei due cuori navigavano nella tempesta, il ballo volgeva al termine. Restavano da eseguire le danze proposte dal signor Montetristo. Dovevano essere la ciliegia sulla torta e tutti si stavano preparando per concludere gli inviti e prendere posizione nel salone principale della festa. Le danze furono eseguite fra la meraviglia e lo stupore delle altre scuole di danza. Anche i passaggi considerati più complicati furono superati senza indecisione. Tutto stava ad indicare quanto elevato fosse il livello dell’insegnamento, la singolarità delle proposte e il livello di preparazione dei danzanti. Tutto era andato bene. Nessuno si era accorto del mancato scandalo. Quello che qualcuno si aspettava che accadesse non si era verificato e l’euforia di qualcun altro finì con il degenerare arrivando ad indirizzare a Montetristo sorrisi se non risate di scherno affatto incomprensibili per i più. Il conte si allontanò dal salone del ballo con fare sconsolato e mentre qualcuno stava per brindare alla vittoria, comparve trafelato il conte Fabricius che annunciava non la sua macchina della musica, ma l’invenzione dello specchio parlante. Ancora in preda all’euforia, i festanti congiurati approfittarono della provvidenziale assenza di Montetristo, per accaparrarsene i diritti di sfruttamento e dato il momento loro favorevole non mercanteggiarono sul prezzo.

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Aprile-Settembre 2010 (Numero 16)

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