Urbano Rattazzi

di Carla Bolloli

Sono gli anni della partecipazione ai contrasti contro l’Austria e all’organizzazione della guerra.
Dopo la sconfitta di Novara che annunciò personalmente alla Camera, si staccò dalla sinistra estrema e fondò il Centro-sinistro. Rieletto nel 1849, nel 1852 si alleò con il Centro-destro del Conte Camillo Benso di Cavour con la formula del Connubio.
La collaborazione, che destò moltissime critiche dalla destra e dalla sinistra, fu la scelta vincente per unificare l’Italia. 16_rattazzi03 I due politici non si amavano ma avevano un tale progetto di grandezza da accantonare le divergenze e lavorare insieme. Lezione da apprendere oggi.

La personalità preponderante e cinica del Cavour veniva accettata dal Rattazzi che godeva, invece, di maggiori favori da parte del sovrano sabaudo Vittorio Emanuele II. La spiegazione di ciò viene fatta derivare dalla maggiore educazione e rispetto dell’alessandrino, dalla sua grande oratoria e capacità di mediazione anche se i commenti critici pongono le origini dell’antipatia reale nel rifiuto da parte di Cavour di accettare la relazione del Re con la Bela Rosin.
Si avvicina il 1859, anno di enorme importanza per il piccolo Regno di Savoia.
Cavour, tessitore di una politica atta a cacciare gli austriaci da Lombardia e Veneto, mise in campo tutta l’arditezza del suo progetto e convinse Napoleone III, imperatore di Francia, ad aiutare il Piemonte in caso di attacco austriaco. E così fu, ma nel momento della conquista Napoleone si ritirò e Vittorio Emanuele II firmò l’armistizio di Villafranca. Cavour abbandonò tutto.
Rattazzi rientrò nel governo nel 1859 e realizzò importanti riforme anche in vista del cambiamento della fisionomia del regno sabaudo. Incise sulle Province.

Divenuto Primo Presidente della Camera, dopo l’Unità d’Italia proclamata il 17 Marzo 1861, Rattazzi riprese il suo ruolo politico di prima grandezza.
Nel 1862, assunse l’interim del Ministero dell’Interno, oltre alla Presidenza del Consiglio.
In questa ascesa ci furono anche momenti difficili come quando dovette fermare Giuseppe Garibaldi in Aspromonte.
Il generale si era prefisso o Roma o Morte e aveva riunito la sua colonna di volontari per eliminare l’ultimo importante baluardo all’Unità. Rattazzi ebbe il compito grave e mal organizzato di fermarlo. Ci riuscì ferendo Garibaldi a una gamba.


Immagine nella pagina:
Caricatura del 1866 raffigurante Rattazzi che si traveste da Cavour
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Aprile-Settembre 2010 (Numero 16)

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