Mozart compone musica per organi a cilindro. Non musica di Mozart trasportata su organi, musica composta da Mozart appositamente per lo strumento automatico. A disposizione di Mozart non ci sono più solo i grandi organi a canne: compare la prima spinetta automatizzata costruita da Bidermann, compaiono le scatole musicali, che miniaturizzano i meccanismi facendo vibrare e quindi suonare piccole lamelle. Sono di gran moda queste meraviglie dell’orologeria: dal tardo Settecento e per tutto l’Ottocento i meccanismi automatici vengono inseriti in tabacchiere, orologi da taschino, bastoni da passeggio. I cilindri diventano di metallo, l’orologeria fa passi da gigante con l’invenzione della molla e del conoide. 
Così senza accorgercene siamo entrati in pieno Ottocento.
La tecnologia si sviluppa abbastanza velocemente. C’è la rivoluzione industriale, la produzione industriale. Le persone che economicamente possono permettersi un pianoforte diventano tante, altrettante quelle che possono permettersi un pianoforte a cilindro. Il movimento può essere dato da una carica a manovella, o da mantici azionati a pedali. Per fortuna è passato il periodo in cui Bach suonava il grande organo dietro cui ben 14 addetti lavoravano in contemporanea per azionare i mantici necessari per produrre l’aria.
Arriva anche il momento di capire che con un rullo chiodato la musica è limitata ad un solo giro del rullo: dura poco. Nel 1842 vengono introdotte le strisce di cartone e carta perforata. La durata della riproduzione diventa teoricamente infinita. Il cilindro chiodato viene lentamente soppiantato dalla carta. Inizialmente i fogli sono a diretto contatto con le leve, quindi si deteriorano molto facilmente. Già nel 1835 l’inglese Barker aveva realizzato, anche se con poco successo, la leva pneumatica.
Nel 1862 il tedesco Michael Welte riesce finalmente a unire le due cose: rullo di carta su valvole pneumatiche. La carta non è più a contatto con leve, i suoi fori lasciano passare l’aria che va ad azionare le valvole che muovono i tasti: la carta non si deteriora più. Siamo negli anni sessanta, quelli delle prime grandi esposizioni, alle quali fanno bella mostra di sé i grandi Orchestrion di Welte e di altri produttori. Sono vere e proprie orchestre concentrate in grandi armadi, sono larghi anche 5 metri, alti 3 e profondi 2. Funzionano con il meccanismo della carta perforata, e riproducono il suono di una varietà notevole di strumenti: pianoforti, organi, trombe, clarinetti, violini, piatti e percussioni di vario genere.
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Piano melodico Racca, primi ’900
Con il patrocinio del Comune di Bologna