Il vestito da bagno

di Franca Franceschi

In una assolata giornata del 1824 scese da una carrozza del treno che l’aveva condotta a Dieppe. Il Sindaco della città l’accolse cerimoniosamente e con perfetta cavalleria le porse il braccio per accompagnarla sulla spiaggia. Lei, impavida e tranquilla, si vestì di un elegante costume da bagno appositamente studiato per entrare in acqua composto nientedimeno che da: cappello, guanti, abito di panno pesante e calze di lana.
Uscì dal capanno riservatole e affrontò la curiosità di tutti i presenti. Il delegato del Sindaco le si fece incontro e con abito da cerimonia, cilindro, guanti bianchi e scarpe di vernice, le porse galantemente il braccio e l’accompagnò fin dentro l’acqua, con assoluto disprezzo per la misera fine delle sue raffinate scarpe.



Per nessuna ragione al mondo la nobildonna doveva far intravedere il suo regale incarnato! In più, occorreva ripararsi in tutti i modi possibili dal sole, poiché all’epoca la pelle abbronzata si addiceva solo agli umili e non certo ad una donna di alto rango.
I creatori di moda, gli stilisti si direbbe oggi, non si fecero certo sfuggire questa magnifica occasione dell’abito da bagno per dar sfogo alla fantasia e, tra il 1820 e il 1830, diedero origine a quelli che possono considerarsi i primordi del costume da bagno: gonne di lana leggera e cappuccio in taffettà gommato.

Insomma, ancora ben lontani dalle nudità odierne, come ben descrive un cronista dell’epoca: Tutte le donne acconciate con orrendi berretti o cuffie in taffettà gommato verde assomigliavano e quelle grandi cavallette che la sera saltellano sui prati. Una tinta livida diffusa sui lineamenti dava loro un aspetto d’oltretomba, e nei luoghi di villeggiatura si dice che molti matrimoni siano sfumati davanti a questo orrendo copricapo.


Immagine nella pagina:
Edimburgo, spiaggia di Portobello, fotografia del 1905

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Aprile-Settembre 2010 (Numero 16)

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