Il cronista continua parlando anche di costumi di grossa flanella bianca ricamati a punto e croce, di due tinte, rosso e giallo o nero e turchino. I ricami sono disposti sul collo, sulla striscia della blusa alla russa, sulle cuciture laterali dei calzoni.
Alcune ravvivano un costume a tinta unita con una vistosa cintura e un berretto eguale.
Il berretto che le graziose bagnanti sfoggiano in riva al mare è confezionato in velluto nero a pieghe profonde, del genere berretto alla Raffaello, arditamente posato sul capo a destra o a sinistra a seconda del riverbero dei raggi solari. Ombreggia deliziosamente le graziose bionde o brune testoline, adornandole in modo incantevole.
Passiamo dall’abbigliamento alle calzature, per descrivere quella scarpa originalissima alla turca, l’Opanke, che impera su tutte le spiagge, di sabbia o ghiaia: con la sua forma accollata e la sua cinghia a fibbia, i piedi così calzati appaiono minuscoli.
Alcune donne più ardite, forse per la necessità di muoversi tra sabbia e mare, decisero di accorciare o togliere sottovesti e corsetti di troppo. Ed è a partire dal 1890 che gonne e pantaloni da bagno si accorciano fino al ginocchio mentre resta quasi d’obbligo il colletto alla marinara sia per gli uomini che per le donne.
Intanto si fa strada il costume intero che noi oggi assoceremmo al gentil sesso, ma nasce come indumento da mare maschile: con manica e pantaloni a tre quarti, in tinta unita o a righe.
Poi arriva il 1904, l’anno della Révolution Poiret, dal nome del celebre sarto parigino che decreta la fine di busti e corsetti. Paul Poiret, le Magnifique, si schiera sul fronte della semplificazione della silhouette femminile, combattendo il busto e ogni anacronistica costrizione, e propone una nuova linea sensuale e sciolta.
Immagine nella pagina:
Fotografia di una macchina da bagno
Con il patrocinio del Comune di Bologna