La recitazione si basa fondamentalmente sull’espressione del volto e la mimica facciale, le cui interpretazioni rappresentano l’unico modo per rivolgersi ad un pubblico che spesso non conosce la lingua.
Le compagnie teatrali difficilmente replicano lo spettacolo, è infatti consuetudine tra la borghesia andare a teatro per vedere sempre nuove produzioni.
Tuttavia tra le rivolte culturali e le rivoluzioni sociali che segnano tutto il XIX secolo non mancano innovazioni e cambiamenti nell’ambito teatrale. Si assiste ad una sorta di rifiuto di un teatro fatto solo per gli habitués. Nuove mentalità e nuove tecnologie cambiano lo spazio teatrale, ponendosi contro questo diffusissimo e standardizzato teatro all’italiana. A Bologna abbiamo proprio un esempio: l’unica situazione spaziale diversa è costituita dall’architettura dei teatri diurni ad anfiteatro e l’Arena del Sole (che quest’anno festeggia il bicentenario della fondazione) rappresenta un grande esempio.
Questo nuovo spazio architettonico mette in moto nuove tecniche per le costruzioni delle scenografie, nuove proposte di spettacoli e di generi, nuove modalità di illuminazione, e i testi che si riempiono di didascalie sull’immaginario. Insomma prende piede un nuovo senso sociale del teatro come alternativa al teatro borghese. Un nuovo modo di fare teatro che restituisce senso e dignità d’arte al teatro, un teatro, che secondo i precursori di allora, si vede compromesso nel quotidiano da convenzioni non più accettabili e dall’assoggettamento di una classe, la borghesia, che lo mortifica.
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Teatro alla Scala di Milano
Con il patrocinio del Comune di Bologna