Unità d'Italia tra passato e presente

di Alessia Branchi

Da un lato il passato viene fuori dai documenti che i ragazzi ritrovano nei libri e nelle cronache d’epoca, il passato emerge dalla ricostruzione dei costumi dei Garibaldini che in parata entrano in scena, il passato è la guida delle danze, il passato recupera le musiche, le arie e i canti d’epoca, il passato è quel sentimento patriottico nato nel Risorgimento che campeggia sull’evento. Dall’altro lato il presente è tangibile dai dialoghi dei ragazzi che si preparano all’esame, il presente sono i passi dei danzatori, la freschezza delle danze, la partecipazione di un gruppo vivo che crede e dà vita allo spettacolo; il presente è il tricolore che dopo 150 anni è fiero di essere sbandierato dalle finestre del Museo del Risorgimento che ci ospita, il presente sono le lanterne tricolori che volano a conclusione dello spettacolo, il presente è il brindisi di attori, danzatori e pubblico che insieme festeggiano sulle note del Libiamo di Giuseppe Verdi.

Particolare - Bicchiere (Miniatura 219x154 px)Il senso dell’intero evento è che il passato non risulti solo un ricordo dei fatti accaduti un secolo e mezzo fa, il passato non deve essere appreso solo dai libri di Storia, il passato non deve essere solo memoria storica, perché in questo modo il passato muore. Il cuore e il motore di tutto sta nella memoria culturale che ognuno di noi possiede per tenere fermi e vivi quei valori lasciati dagli Italiani di allora che hanno creduto e combattuto negli ideali dell’Unità del Paese. Oltre a possederla, è importante che questa memoria culturale possa essere trasmessa alle generazioni, ognuno nel proprio ambito di competenza, dall’arte, all’insegnamento, alla tecnologia, alla cultura, all’economia.

Lo sforzo è tanto. Ma ne vale la pena, se fra cinquanta anni vogliamo che gli italiani siano fieri di essere tali e continuino a festeggiare il 17 marzo.

Riporto le parole da una recensione della Gazzetta del Popolo di Torino, del giugno 1861, a seguito della morte del Conte Camillo di Cavour, il grande statista italiano che troppo presto ha pagato l’inesorabile tributo alla natura.

E non è proprio un sogno!! Abbiamo assistito ai funerali di Cavour. E in verità, quantunque le lacrime che ci sgorgano dal cuore attestino questa tremenda realtà, non sappiamo ancora persuaderci dello spettacolo a cui abbiamo assistito. Purtroppo era il Conte di Cavour chiuso là in quella bara!...una vita così necessaria, così preziosa…una vita che fa piangere tutta l’Italia, spenta come quella di tanti inutili che brulicano a fastidio della patria! …Per quest’uomo si commuove tutta l’Europa civile e si paralizza nell’immenso dolore tutta intera la Nazione per lui solo risorta! Povera Italia! Egli che t’ha presa per mano, che ti mostrò a chi ti sconfessava, che gridò incessantemente a tutti e dappertutto, perché si persuadessero che tu sei viva, e nobile, e grande, e che non meritavi quindi di restare in eterno sepolta, Egli che ti ha portato tanto in alto che tutto il mondo ora ti confessa e ti onora, Egli che ti ha condotto fino alle porte del Campidoglio, e proprio mentre stava bussando per farti entrare, è morto.

Immagine nella pagina:
Immagine di anonimo comparsa su La Rana (particolare), per gentile concessione del Museo civico del Risorgimento di Bologna

Fine.
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Maggio 2011 (Numero 18)

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