17 marzo: una data nascosta

di Pierpaolo Franzoni

Infatti Mameli lo scrisse e noi ancora lo cantiamo, per ricordarcelo opportunamente, anche oggi, dopo centocinquanta anni: Noi siamo da secoli calpesti e derisi perché non siam popolo, perché siam divisi.

Ma finalmente, trascorsi i decenni della prima parte dell’Ottocento, chiamato appunto risorgimento, si arrivò alla data storica, dopo una lunga serie di fatti che culminarono con l’apertura della nuova legislatura del Governo Piemontese a Torino il 18 febbraio. Nella seduta dell’11 marzo Cavour, il grande artefice, presentò alla Camera il disegno di legge, composto da un unico articolo, che qualche giorno dopo, il 17 marzo 1861, fu approvato e che diceva: Il Re Vittorio Emanuele assume per sé e i suoi successori il titolo di Re d’Italia e completò la formula per grazia di Dio con la frase e per volontà della Nazione.

Questo evento era stato preceduto negli ultimi due anni travagliati da importanti fatti. Nel 1859 c’era stato l’armistizio di Villafranca fra l’alleanza franco-piemontese e l’Austria, che sanciva il passaggio della Lombardia al Piemonte. Poi le annessioni al Piemonte delle Legazioni di Emilia e Romagna, presentate a Torino da Luigi Farini, dei Ducati di Parma e Modena, e successivamente della Toscana per opera di Ricasoli. Infine, nel 1860, i plebisciti per il ricongiungimento in una nazione italiana delle Marche, dell’Umbria, del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia.

Manca il Veneto, si dovranno aspettare cinque anni, e nove per Roma, l’unica sempre voluta capitale. Comunque il passo era stato fatto.
Il Re, anziché chiamarsi Vittorio Emanuele I Re d’Italia, scelse di chiamarsi Vittorio Emanuele II, si pensò, per confermare la natura piemontese della dinastia, senza sottolineare la sua incoronazione a primo re della nuova Italia. 18_marzo02
Una testimonianza curiosa di quell’evento, proprio a Bologna, l’abbiamo grazie ai diari di Francesco Majani, che era il capostipite della famosa industria dolciaria. In quei testi, redatti in una scrittura non colta che aveva abbandonato appena il dialetto per cimentarsi in un italiano non ancora assimilato, si racconta la giornata del 14 marzo 1861.

È bene precisare che si tratta del medesimo avvenimento che ha avuto diverse tappe ravvicinate: l’11 la presentazione del decreto legge, il 14 l’approvazione della Camera il 17 la promulgazione e il 18 la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge n. 4671 del Regno di Sardegna, che valse come proclamazione ufficiale del Regno d'Italia.

È evidente che già dal 14 si sapeva dell’avvenimento storico che accadeva a Torino e Majani così ci narra:
Il giovedì 14 marzo 1861 è stata una gran festa per tutto lo Stato per la proclamazione del Regno d’Italia, e per la nassita del Re Vittorio Emmanuelle. Qui in Bologna vi è stato una gran parrata nei prati Caprara di tutta la nostra Guardia Nazionale e di tutta la guernigione con un grandissimo concorso di Popolo e Carrozze, con li tapeti e tutte le finestre e molte bandiere, le botteghe chiuse, gran numero di Cannonate la mattina presto, e nel tempo della parrata doppo il mezzo giorno, e la Sera gran fuochi Artificiali sulle colline fuori di Porta San Mamolo, Suoni di banda in Piazza e nel pavaglione, con un movimento di Popolo generale ec.

Per Bologna fu il compimento definitivo di quel percorso iniziato due anni prima, nel 1859, con la fine del dominio pontificio.


Immagine nella pagina:
Ritratto di Vittorio Emanuele II
Fine.
Precedente 1 | 2 Successiva

Maggio 2011 (Numero 18)

Comune di BolognaCon il patrocinio del Comune di Bologna
Logo ufficiale del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia

© 2005 - 2026 Jourdelo.it - Rivista storico culturale di 8cento

Registrazione Tribunale di Bologna n. 7549 del 13/05/2005 - Direttore Resp. Matteo Ceraolo

🕑