Indemoniate

di Andrea Trentini

Nulla si seppe per qualche tempo dei misteriosi disturbi occorsi a quella prima giovane donna. I famigliari si guardarono bene dal farne parola, anche perché quella brutta esperienza non si era ripetuta. Sennonché, dopo circa un mese dall’accaduto, il padre di Maria sentì il padre di un'altra ragazza del paese raccontare di una vicenda occorsa alla figlia Chiara che sembrava essere la stessa di quella capitata alla sua. I due si parlarono e sperarono che la natura si incaricasse di dissolvere quei malesseri. Ma non andò così, già al suo ritorno a casa il padre di Maria trovò la figlia, accovacciata nella neve, cantare un’antica filastrocca.

Le indemoniate di Verzegnis (Miniatura 219x141 px)Nei giorni che seguirono l’atmosfera si fece sempre più densa, un’ombra cupa contagiava gli abitanti di Verzegnis. Solo il sindaco, noto mangiapreti e pseudoscienziato, non si lasciò contagiare dalla oppressiva mestizia dei suoi concittadini, che riteneva causata dalle tirate del nuovo predicatore.

Alla fine dell’inverno erano di dominio pubblico i tormenti di Maria e di Chiara, che nel frattempo si erano estesi ad altre donne, sorprese nei più strani atteggiamenti esprimersi in lingue sconosciute e, invase da forze sovrumane, emettere aliti pestilenziali. A questo punto, se il sindaco cominciava a interessarsi di quanto stava avvenendo, dal canto suo il parroco del paese decise di intervenire più energicamente e chiese consiglio e aiuto all’arcivescovo di Udine. Fu così che arrivarono in paese due messi della Curia i quali cominciarono a udire strane voci che nulla avevano di umano, visitarono i casolari dai quali uscivano questi suoni e si imbatterono in donne che smaniavano, si contorcevano e gemevano e che peggioravano in presenza di oggetti di devozione. I due messi informavano regolarmente la Curia delle loro investigazioni e, se pure andavano cauti nell’attribuire questi fenomeni al demonio, finirono, con parere favorevole del parroco, col chiedere il permesso di praticare esorcismi. Qualche mese dopo, continuando questo stato di immenso disagio, il parroco accolse le richieste dei parrocchiani maggiormente coinvolti e decise di celebrare una messa alla presenza delle sventurate. Alle prime parole del rito si udirono urla strazianti che si accompagnarono a gravi intemperanze e a tonanti bestemmie. Donne di tutte le età si contorcevano resistendo con forza sovrannaturale ai tentativi di aiuto che venivano loro apprestati. Si trasformò tutto in una bolgia di calci, strattoni, schiaffi e vesti lacerate del tutto insensibile all’aspersione di acqua santa.

Dopo questo increscioso episodio si ottenne il permesso di praticare esorcismi con il parere assolutamente contrario del sindaco. Non ci volle molto perché in paese confluisse una schiera di guaritori di tutti i generi, spesso chiamati dai parenti delle sventurate che non vedevano miglioramenti nonostante gli esorcismi. Furono elargite pozioni miracolose, utilizzati improbabili strumenti medicali e venduti rimedi di ogni tipo. Ma le pazienti continuarono a reagire alle cure con le solite urla, esibizioni di linguaggi sconosciuti, rumori corporali e invettive nei confronti dei preti. Come c’era da aspettarsi, del caso si interessò la stampa.


Immagine nella pagina:
Le indemoniate di Verzegnis

Pagina:
Precedente 1 | 2 | 3 | 4 Successiva

Maggio 2011 (Numero 18)

Comune di BolognaCon il patrocinio del Comune di Bologna
Logo ufficiale del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia

© 2005 - 2026 Jourdelo.it - Rivista storico culturale di 8cento

Registrazione Tribunale di Bologna n. 7549 del 13/05/2005 - Direttore Resp. Matteo Ceraolo

🕑