Il primo giornalista che raggiunse Verzegnis, nonostante i tentativi del sindaco per attenuare i toni degli accadimenti, constatò la dura realtà che si viveva in quella contrada. Vide eseguire esorcismi, vide le orribili manifestazioni delle malcapitate e non ebbe bisogno di inventarsi nulla per rendere appetibili le notizie che mandava al giornale e che dopo qualche giorno furono lette in tutto il Friuli. Fu l’inizio di un’invasione di cronisti e di curiosi che il sindaco e il parroco non riuscirono ad arginare. Le locande si riempirono, le sventurate furono vessate per carpire storie e particolari che, abilmente rimaneggiati, raggiungevano gli avidi lettori. Qualcuno trasse beneficio dall’insolita affluenza di forestieri. Ben presto sorsero tende e bivacchi per alloggiare gli insoliti pellegrini. E con la folla arrivarono anche i mariuoli e fu quindi necessario far intervenire i carabinieri. Anche un carabiniere fu oggetto delle attenzioni del male oscuro che aleggiava in paese, così che il suo capitano lo mise in catene e fece rapporto al prefetto di Udine.
Venne inviata a Verzegnis una commissione medica che ritenne di attribuire quanto accaduto all’isolamento, alla povertà materiale e culturale macerata nella rozzezza, nella villania delle genti di montagna, il tutto aggravato dal clima duro e tetro specialmente durante i lunghi inverni. I medici ascoltarono le pazienti, annotarono, assistettero agli orribili fenomeni. La diagnosi fu di isteria dovuta all’arretratezza dei tratti somatici, alla sessualità precoce e alla diffusa superstizione. Fu individuata la malattia e stabilita la medicina. Niente più esorcismi, discrezionalità nell’elargire i sacramenti e allontanamento coatto delle disgraziate. Chi poteva era sistemata presso parenti lontani, chi non poteva era piantonata in casa dalla forza pubblica. Maria e Chiara furono ricoverate all’ospedale di Udine dove i demoni non avrebbero trovato un ambiente loro favorevole.
Le due giovani donne vennero esaminate, auscultate, misurate e osservate nella loro diversità. Esse collaborarono e finirono con l’apprezzare i pasti caldi, le lenzuola pulite e le attenzioni loro riservate. Al paese la situazione rimaneva tesa al punto che una vecchia donna che viveva insieme all’ormai anziano figlio mentalmente ritardato, e da sempre ritenuta una strega, fu ritenuta responsabile di quanto stava accadendo e ci volle l’intervento dei carabinieri per evitare un linciaggio.
Immagine nella pagina:
S. Dalì, Cristo di San Juan de la Cruz (particolare), 1951
Con il patrocinio del Comune di Bologna