Indemoniate

di Andrea Trentini

Alla fine di gennaio del 1879 Maria e Chiara furono ritenute guarite e dimesse. Durante il periodo trascorso a Udine, avevano goduto di momenti di libertà che consentivano loro di visitare la città e apprezzarne le strade pulite, i palazzi, le persone ben vestite che provocavano in loro stupore e gioia e che, insieme con le medicine, le aiutarono a superare qualche piccola ricaduta.

Fussli (Miniatura 219x137 px)A casa Maria riassaporò il calore della vita domestica e con la primavera la situazione parve essersi calmata. Se ne andò l’ultimo giornalista e la Benemerita aveva allentato la vigilanza. Ma restava il sentore delle cose non concluse. Ancora Maria a volte faceva strani sogni. Alla fine di febbraio i due medici che avevano maggiormente seguito la vicenda si recarono a Verzegnis e visitarono le loro assistite. Tutto andava bene, troppo bene. Colti da un lieve sospetto si aggirarono nottetempo fra le strade del paese e capirono che non era cambiato nulla, le sventurate erano nuovamente preda delle loro sofferenze, i fenomeni demoniaci erano ricomparsi in tutta la loro violenza e le famiglie si erano accordate per eludere le misure coercitive prese nei loro confronti. E con la malattia erano ricomparsi anche i guaritori. I medici rientrarono a Udine determinati a battere la superstizione.

In aprile la situazione non era migliorata se non addirittura peggiorata. I fenomeni demoniaci erano la quotidianità, anzi si cercava di trarre vantaggio dalla disgrazia in quanto si era notato che alcune di quelle sventurate, fra cui Maria, riuscivano a predire il futuro. Altri tentativi di portare aiuto da parte della medicina ufficiale erano falliti prima di cominciare e già si progettava di condurre le indemoniate a un santuario famoso per gli esorcismi ma anche per le truffe ivi perpetratesi.

Quando dopo Pasqua sembrò che i fenomeni si stessero diradando, o forse era la gente che si stava adattando a quella triste condizione, in paese arrivò l’esercito con il compito di portare ordine e legalità. All’alba del giorno dopo i militari, divisi in vari plotoni, piombarono simultaneamente nelle abitazioni delle ossesse e non senza difficoltà le rinchiusero all’interno di una serie carri per trasferirle in città. Il sindaco e il parroco dovettero assistere inermi al rastrellamento. Le sventurate furono ricoverate all’ospedale di Udine e il clamore sorto attorno alla vicenda richiamò di nuovo l’interesse della stampa che tanto vi si dedicò che la notizia carica di tutte le sue sfaccettature arrivò a Roma. Se ne parlò in Parlamento, se ne interessò il governo, si tentò di migliorare le condizioni delle poverette ma non se ne fece nulla. Nel mese di luglio, quando tutto sembrava volgere al meglio, i militari ancora stanziati a Verzegnis dovettero fronteggiare una rivolta popolare alimentata da voci allarmanti relative ai trattamenti medici riservati alle loro donne. Le tensioni si allentarono quando pochi giorni dopo alcune donne fecero ritorno dall’ospedale. Sembravano resuscitate alla vita, pacificate a se stesse e sembravano guarite. I fenomeni erano svaniti, le forze maligne parevano dissolte. Le povere donne o non c’erano più, portate lontano, oppure avevano ripreso la loro quotidianità. La vita riprese finalmente il suo corso naturale.

Alla fine fu confermata dai medici la diagnosi di isterodemonopatia, formula che, nel cercare di spiegare tutto, rivela la povertà e l’inadeguatezza della scienza di fronte all’ignoto.



Immagine nella pagina:
J. H. Füssli, L'incubo (particolare), 1781

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Maggio 2011 (Numero 18)

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