Il salotto di Nonna SperanzaBreve viaggio nella storia

di Marinette Pendola

Man mano che il viaggio prosegue, si fanno meno frequenti le descrizioni generiche e diventano sempre più precise le annotazioni sulla vita sociale e sugli incontri con varie personalità del nostro Risorgimento. Da nord a sud Louise Colet attraversa varie città. Ha avuto modo nei salotti parigini di far conoscenza con molti esuli le cui lettere le aprono tutte le porte nel corso del suo viaggio. A Genova incontra Ricciardi e i Mancini, a Torino, fra gli altri Cavour.
40 (Miniatura 534x672 px)A Milano ha modo di vedere varie volte Manzoni, ormai settantacinquenne, con cui scambia opinioni letterarie e politiche. Incontra più volte anche la contessa Maffei che la accoglie con grazia cordiale, delicata e premurosa, e nel cui salotto conosce tutte le personalità milanesi, fra cui la poetessa Giannina Milli. A Firenze incontra Bettino Ricasoli e la filosofa Florenzi Waddington. Trascorre due mesi a Venezia di cui annota, fra le numerose altre considerazioni, che in nessun altro paese al mondo, l’arte culinaria (…) si esercita con più ricchezza e varietà (…) la mistificazione delle minestre riscaldate o moltiplicate, dei primi cotti ricotti e slavati, non è ancora entrata nella cucina italiana. I vini locali non sono falsificati. L’incontro con Garibaldi avviene a Napoli dove lei si è recata per assistere all’entrata del re nella città ormai annessa.

Ad un certo punto del suo viaggio sembra che Louise Colet si metta ad inseguire i grandi avvenimenti sociali del Risorgimento. Ciò avviene dopo la partecipazione ad un ballo offerto dagli ufficiali italiani ai colleghi francesi a Brescia. In questa circostanza la nostra viaggiatrice non manca di descrivere l’inflessibile maestro di danza, figura ormai scomparsa dai balli parigini e il curioso uso di formare un circolo mantenuto per mezzo di una grossa corda di lana con i colori italiani trattenuta da quattro sotto maestri; i danzatori - dice - erano imprigionati all’interno del circolo che non potevano oltrepassare per nessun motivo durante la quadriglia o il valzer. Un suggerimento ai nostri attuali maestri di danza… A Milano comincia ad assistere alle feste patriottiche. Quando il re entra in città tutte le strade si riempirono di una folla compatta. Finestre e balconi sono imbandierati, migliaia di braccia e di teste espressive si agitavano. Questa immensa e profonda emozione collettiva conquistava ogni cuore. A Torino in cui assiste alla seduta del Parlamento del 2 aprile 1860, a Firenze e a Napoli in cui si confonde tra la folla per vedere entrare il re in città, sempre coglie l’anima dell’Italia in festa.

Louise Colet è un’attenta osservatrice della vita sociale dell’epoca. Ci fa partecipare con vivezza ai festeggiamenti popolari, ci fa penetrare in punta di piedi nei salotti più in voga. A Milano frequenta assiduamente la contessa Maffei, a Firenze la marchesa Florenzi Waddington, a Bologna la giovane contessa Pepoli Tattini (v. Jourdelò n°3, gen-mar 2006 e Jourdelò n°9, gen-mar 2008). È l’unica a lasciarci un ritratto della contessa Martinetti, ormai anziana ma che fu celebre a Bologna per lo spirito e la grande bellezza. Non solo a Bologna. Si dice che abbia ispirato un sentimento vivissimo a Napoleone I. Il suo salotto è noto in tutta Europa e frequentato dalle più importanti personalità artistiche e letterarie di passaggio in città, un salotto talmente vivace da fare impallidire quelli parigini, secondo l’opinione di Stendhal. Lei che fu una delle tre Grazie del Foscolo esprime ancora, nonostante l’età, una grande bellezza.
A Louise Colet, che va a renderle visita nel sontuoso palazzo di Via San Vitale (all’attuale n°56), appare tutta vestita di bianco, con l’abito drappeggiato che ricade in pieghe morbide intorno alla vita sottile e dritta; i capelli, delicati come piumino di cigno, ondeggiano sulla fronte e sulle guance; un triangolo di tulle chiaro li valorizza; così è incantevole da vedere; la sua bellezza incancellabile rimane nonostante l’età avanzata; ha saputo invecchiare armoniosamente; (…) il suo sguardo è sempre vivo, il sorriso sempre attraente, il naso greco morbido e carino (…). Parla il francese sobrio e puro del XVIII secolo con il tono squisito delle grandi dame di un tempo.


Immagine nella pagina:
A. Grasset, Ritratto di Louise Colet con la figlia Henriette, 1842

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Maggio 2011 (Numero 18)

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