I caratteri dell’operetta francese si manifestarono nel senso della parodia e della satira senza escludere il grazioso e il sentimentale e accentuando l’elemento piccante: i miti, i ministri, le dee, le regine, gli aristocratici, personaggi esotici o leggendari offrivano vasta materia di deformazione caricaturale agli autori dei libretti. Un’influenza preponderante ebbe il dialogo parlato, intessuto di spiritosi aforismi e di inezie sagaci, destinate a suscitare l’ilarità.
La musica era assai graziosa, ma tutti i brani più belli erano già notissimi perché diffusi dalle orchestrine dei balli e dei café concerto; ballabili eleganti, canzoni scintillanti, couplet pieni di brio, di originalità che ricordavano la vena felice e spontanea del musicista che diede tanta voga e tanto onore in Francia al delizioso vaudeville.
Dopo la sconfitta della Francia a Sedan nel 1870 ad opera dell’Austria e della Prussia, l’operetta francese perse il suo carattere satirico sui temi del militarismo e della grandeur francese e ripiegò su argomenti più disimpegnati. L’elemento avventuroso ed esotico fu spesso presente, anche perché in fondo l’operetta derivava dall’opera comica, che aveva molte storie ambientate in un immaginario mondo saraceno di pura fantasia.

L’operetta viennese differiva da quella di Parigi per la maggiore importanza conferita all’elemento sentimentale a discapito di quello parodistico, affidato qui per lo più ad un personaggio, il basso comico detto il buffo, sul quale si concentrava l’interesse comico dell’azione.
L’operetta viennese non ebbe mai intenti satirici, ma fu uno spettacolo di puro divertimento, fatto di canzoni e di tanti valzer. Con Die Fledermaus del 1871 Johann Strauss iniziò il suo periodo più fortunato, che proseguì per oltre dieci anni con tante altre operette tra cui Carnevale a Roma, Una notte a Venezia, Lo zingaro Barone.
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Copertina del giornale Die Bombe dedicata alla prima del Pipistrello
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