A Goito invece, mentre il Duca di Savoia, il futuro re Vittorio Emanuele II, respingeva gli attacchi austriaci col famoso grido di A me le Guardie!, Aosta e Nizza posizionati sul fianco destro caricarono le truppe asburgiche con violenza trasformando la loro ritirata in una rotta che solo le successive esitazioni dei generali piemontesi non trasformarono in vittoria completa. Infine, nel tragico scontro di Novara nel 1849, gli squadroni di Piemonte Reale caricarono per ore a più riprese un Corpo d’Armata austriaco alla Sforzesca, contribuendo a fermarne l’avanzata per tutta la giornata e guadagnandosi la Medaglia d’Argento al Valor Militare; il loro sforzo purtroppo non salvò l’esercito principale, sconfitto comunque dalle altre forze del Maresciallo Radetzky. La guerra era persa e il sogno infranto, e anche per la cavalleria arrivava ora il tempo di valutare cosa aveva funzionato e cosa no. Il coraggio e l’abilità degli uomini e delle unità a tutti i livelli non erano in discussione: molte situazioni precarie erano state salvate dalla cavalleria. La lancia inoltre aveva mostrato una grande utilità nelle cariche, così come era stato secoli addietro. Cosa invece non aveva funzionato? Era stata nel suo complesso impiegata in modo errato. In guerra la cavalleria pesante o di linea, quale era quella sabauda, viene di solito tenuta in riserva, pronta ad intervenire in blocco con forze fresche nei momenti decisivi. Invece i reggimenti erano stati impiegati singolarmente, sempre in prima linea, spesso in faticosi attacchi frontali; inoltre dovettero coprire i fianchi dello schieramento, esplorare il terreno, proteggere la ritirata o inseguire il nemico, ruoli ai quali erano meno adatti data la pesantezza dell’equipaggiamento. Molti soldati vennero poi distaccati come messaggeri, portaordini e di scorta all’artiglieria, assottigliando ancora di più i ranghi nei momenti di necessità. Per ovviare a tali problemi negli anni ‘50 Nizza, Piemonte Reale, Savoia e Genova vennero raggruppati in una divisione di riserva, mentre si procedette a trasformare Novara e Aosta in reggimenti totalmente di lancieri, per sfruttare ancora di più l’efficacia di quest’arma.
Immagine nella pagina:
S. De Albertis, La Carica dei Carabinieri nella battaglia di Pastrengo (particolare), 1880
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