Il salotto di Nonna SperanzaDal Mar Rosso al Golfo di Guinea

di Marinette Pendola

Dopo 13 giorni di marcia arrivano sfiniti a Berber dove noleggiano una barca e, risalendo il Nilo, giungono a Khartoum la notte fra il 27 e il 28 marzo. Illuminata dalla luna piena, la città rivela una dimensione fantastica: dallo sfondo nero di palme a ciuffi, si ergono verso il cielo stellato le cuspidi dei minareti, espressione quasi di un paesaggio dell’anima, più che di una realtà tangibile. Matteucci e i suoi compagni rimangono abbagliati da questo miraggio notturno. Ma presto le luci dell’alba avrebbero dissipato questa visione di sogno, offrendo alla vista le miserie di quella città che era allora il punto di confluenza delle carovane di schiavi dirette verso i porti del Mar Rosso. E da fervido cattolico, Matteucci rimane profondamente colpito dalla visione di uomini ridotti in schiavitù.

Dopo alcuni giorni di sosta per organizzare la carovana, la spedizione riparte in direzione del Darfur. Attraversa il Kordofan estremamente arido e si ferma sei giorni a El Obeid. La città sembra piuttosto ricca grazie al commercio delle penne di struzzo che tanto piacciono alle signore europee, ma l’acqua è scarsa e costosa. Il percorso successivo da El Obeid a El Fasher, la prima città del Darfur, è compiuto in un mese. Il diario del protagonista a questo punto è piuttosto scarno: il paesaggio è monotono, il caldo stordisce, i giorni di noia si susseguono, appena interrotti dalle cacce del principe Borghese peraltro sempre infruttuose. Il 27 maggio arrivano a Kabkabiya, dopo aver percorso un’ottantina di miglia in cinque giorni. Sulla loro strada incontrano tracce ancora evidenti della guerra che quelle popolazioni avevano combattuto otto anni prima contro gli egiziani. In luogo di villaggi e di uomini si trovano ruderi di case e teschi umani, annota Matteucci. Con l’approssimarsi del mese di giugno e quindi della stagione delle piogge, la spedizione accelera il passo percorrendo rapidamente le 70 miglia che la separa da Abu-Keren, ultima città al confine con il piccolo regno di Tama. È in questa cittadina che i nostri viaggiatori vivono l’esperienza del Karif (le piogge).

Le trasformazioni climatiche sono rapide ed impressionanti: nell’arco di quindici giorni, si passa dal caldo torrido alle piogge torrenziali. Riparati in una capanna in cui entra la pioggia da tutte le parti, i viaggiatori aspettano il miglioramento del tempo per poter ripartire. In queste giornate di noia, smorzata appena dalle chiacchiere con gli abitanti del luogo, capita a Matteucci di essere consultato da un dignitario per un problema delicatissimo. Costui intende eliminare un suo nemico e chiede che gli venga dato un veleno efficace. Accontentato nella sua richiesta, se ne riparte con una preziosa boccetta di potentissimo… purgante! L’attesa in quei luoghi è anche prolungata dal rifiuto del comandante egiziano di far proseguire la carovana. Ci vuole tutto il buon senso di Matteucci e l’autorevolezza del figlio del sultano di Tama per far riprendere il cammino. Entrando nel territorio di Tama all’inizio di settembre 1880, Matteucci annota nel suo diario i cambiamenti evidenti rispetto ai territori dominati dagli egiziani. Qui i villaggi sono numerosi e popolati da gente molto bella nell’aspetto e dignitosa nel portamento, e i terreni ben coltivati.


Immagine nella pagina:
Paul Nadar, Carovana di cammelli, 1890

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Novembre 2011 (Numero 19)

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