Un uomo da riscoprire: Quirico Filopanti

di Mirtide Gavelli

Cosa raccontare di lui in queste brevi note? Quale aspetto del suo carattere affrontare, senza parere troppo superficiali?
Sicuramente l’aspetto politico è molto importante, ma non può andare disgiunto da una caratteristica che sempre vi si legò strettamente: l’amore per la libertà e per la sua patria (la piccola patria, Bologna, e la più ampia patria italiana) in lui non si disgiunsero mai da un ancor più profondo amore per l’umanità intera (del resto il nome che si era scelto già negli anni trenta dell’Ottocento, Filopanti, significa appunto colui che ama tutti). E tutto il suo agire, tutte le sue scelte e i suoi comportamenti furono coerentemente e costantemente legati a questa convinzione di base.

Filopanti (Miniatura 300x386 px)La prima grande palestra in cui poté esprimere appieno le sue idee fu l’esperienza della Repubblica Romana. Già ben noto ai bolognesi per la sua attività di ingegnere idraulico, per i suoi scritti sulla stampa locale e la sua partecipazione al dibattito politico, il 21 gennaio 1849 venne eletto all’Assemblea della Costituente Romana con 17.010 suffragi, secondo solo a Carlo Rusconi.
Dapprima diffidente all’idea di scegliere immediatamente la forma repubblicana per il costituendo nuovo stato, si convinse ben presto dell’opportunità di tale scelta, e fu dunque tra coloro che presentarono all’Assemblea un progetto fondamentale che dichiarava decaduto il potere temporale del Pontefice e proclamava la Repubblica.
Il decreto, votato nella notte fra l’8 e il 9 febbraio 1849, era costituito di soli quattro articoli.
I primi tre vennero approvati a larga maggioranza, mentre la discussione si accese sul quarto, proposto appunto da Filopanti, che aveva scritto Gli sforzi della Repubblica Romana saranno in modo tutto speciale diretti al miglioramento morale e materiale delle condizioni di tutte le classi della società. La parola classi, ritenuta troppo socialisteggiante, non piacque ai più e venne sostituita con la meno ardita cittadini.

Nei mesi seguenti, nel corso degli intensi lavori per la redazione della Costituzione, Filopanti intervenne sui temi dell’istruzione e su quelli del lavoro, proponendo l’inserimento nel dettato costituzionale del concetto del dovere morale dello Stato nell’assicurare la sussistenza dei cittadini necessitosi, procurando il lavoro a quelli che non ne possono avere dalla loro famiglia, e che sono impotenti al lavoro. Anche questa volta il testo parve troppo avanzato e non passò in un’assemblea sì democratica, ma ancora legata all’idea che la questione sociale andasse affrontata con soluzioni paternalistico-assistenziali.

Alla caduta della Repubblica, schiacciata dalle truppe inviate da quella che doveva essere una Repubblica sorella, la Francia, Filopanti abbandonerà per ultimo la sala del Campidoglio il 4 agosto 1849, non senza avere prima redatto una protesta ufficiale che, appellandosi all’art. V della Costituzione francese, respingeva l’uso della forza contro la libertà dei popoli. Con l’immancabile cilindro in testa e la fascia tricolore ai fianchi (che oggi si possono ammirare nel Museo del Risorgimento di Bologna), attese senza timore l’ingresso degli ufficiali francesi per consegnare la protesta nelle loro mani. Fatto questo, se ne partì, a piedi, alla volta di Bologna.
Saltiamo in blocco, per motivi di spazio, le vicende che lo videro lasciare, nella notte tra l’8 ed il 9 agosto del 1849, la città di Bologna, sempre a piedi e sempre per vie traverse, alla volta della Toscana, di Livorno e di un imbarco verso un esilio che durò dieci anni, speso quasi sempre in condizioni indigenti tra gli Stati Uniti e l’Inghilterra, e riprendiamo il discorso sul suo impegno per il miglioramento delle condizioni di vita del popolo.
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Maggio 2012 (Numero 20)

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Monumento ai caduti dell'8 agosto 1848, statua bronzea di P. Rizzoli

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