La taranta, il serpente, lo scorpione e animali simbolici di questo genere diventano veicolo di questo rito liberatorio, ma anche la liberazione è sofferenza, perché per questa gente non esiste liberazione possibile. La taranta morde una prima volta ma rimorde più e più volte durante l’esistenza e fa sentire periodicamente la sua presenza dominando totalmente lo spirito del tarantato. Per sfuggire a questo dominio bisogna ricevere la grazia dai Santi protettori; la musica, spesso insieme ai colori o ad altri oggetti e riti fortemente simbolici, diventa terapia, e la liberazione ciclica dal veleno della taranta passa per lo più attraverso la danza ininterrotta, accompagnata da un’orchestrina di musicisti-terapisti che seguono e si adeguano rigorosamente alle mutevoli esigenze della taranta; accade così che alla danza si alternino momenti di follia, perdita dei sensi, attacchi epilettici.
Non è dato sapere se è la taranta che provoca gli attacchi o sono delle reali patologie che guidano gli accessi (in realtà laddove questi fenomeni sono stati indagati clinicamente, talora sono state riscontrate patologie note), ma in fondo non ha importanza, e le due cose sono tanto fortemente interconnesse che provare a separarle non ha alcun senso.
Conta il forte simbolismo del rito sociale, del dominio della taranta e della possibile liberazione da questo dominio.
Durante gli episodi di tarantismo si diventa protagonisti del nostro mondo, si richiama attorno a sé il paese, che freme e assiste il malato durante tutte le fasi che portano alla guarigione, anche se possono durare più giorni.
Non è un caso se a partire dagli anni ’60 - ’70 del 1900, con la progressiva emancipazione della donna, l’aumento del livello di istruzione medio della popolazione e quindi la possibilità di crescita personale e di riscatto sociale, il fenomeno del tarantismo inizia il suo progressivo ed inesorabile declino.
Immagini nella pagina:
Musicisti e tarantata
Tarantata in trance attorniata dalla folla
Con il patrocinio del Comune di Bologna